è la prima volta che un governo regionale replica alla nostra schiettezza con altrettanta trasparenza. Ci ha presentato i conti, da brivido, e ha messo sul tavolo ben in evidenza i vincoli che impediscono di contrarre impegni a futura memoria, così come avvenuto fino a ieri. Infine ha dichiarato la piena disponibilità a fare la propria parte, con distinzione chiara di ruoli, ma assieme. Lente a legiferare e a rendere compatibili le esigenze del territorio, dei cittadini e delle imprese. Noi costruttori a fornire la visione di futuro, la progettualità e la disponibilità ad assumerci rischio dimpresa a fronte di regole finalmente definitive e certe. Lappello va esteso a un terzo soggetto, le banche: con questi presupposti, sono certo che non verranno meno a una partita nodale per il futuro della nostra economia. Le parole sono state associate a un atto politico, il primo compiuto da questa nuova giunta: lintervento sul piano casa. Il governo regionale ha introdotto innovazioni fondamentali, modificando il provvedimento in direzione dellesigenza di operatività e di efficacia applicativa sul territorio campano. Con una puntuale apertura alla collaborazione con le forze imprenditoriali, così come di altri soggetti, lassessore competente ha espresso una forte capacità di ascolto in un confronto libero da ogni sterile contraddizione ideologica, che pure non ha risparmiato articolazioni diverse nei giudizi e nelle valutazioni. Sono state messe in campo responsabilità decisionale e capacità di ascolto: se la giunta riuscirà a mantenere la traiettoria che ha impostato, il nuovo paradigma dello sviluppo avrà messo radici. A completare il quadro manca un dettaglio: il trasferimento di pari efficienza e capacità decisionale ai livelli amministrativi inferiori, la cui inazione finirebbe per paralizzare il processo. Su questo tema già abbiamo espresso con chiarezza il nostro pensiero: la Regione dovrà esercitare il potere di surroga nei confronti delle amministrazioni inadempienti. Non è unidea originale, abbiamo solo preso nota di quanto Caldoro venne a prospettare da noi costruttori in campagna elettorale: limpiego, ove necessario, dei commissari ad acta. Dal metodo al merito il passo è breve. Il cosiddetto piano casa 2 può rappresentare un potente punto di innesco del rapporto virtuoso fra chi fa la norma e chi è chiamato a operare. La premialità per gli interventi che recuperano aree industriali dismesse, degradate o inquinate è una filosofia di grande respiro. Viene abbattuto lincomprensibile limite dei 15.000 metri quadrati nel caso di delocalizzazione: si delinea finalmente un quadro di convenienze operative che supera astrattezze e angustie non motivate, attraverso aperture che restano circondate da prudenze e rigore. Coerentemente, si introducono chiarimenti nel dispositivo che consentono unagevole individuazione delle possibilità di intervento, con altrettanta chiarezza per gli interventi che, invece, non sono possibili. Ancora, assai positiva è la previsione che viene fissata con riguardo alle aree soggette al controllo di Autorità di Bacino, le cosiddette aree di rischio: è possibile delocalizzare ledificio in unaltra area esente dal rischio, con una premialità del 35 per cento. Trova infine spazio una soluzione che da anni stavamo, inascoltati, sollecitando: mi riferisco allintroduzione della cosiddetta "moneta urbanistica" disciplinata dallarticolo 7 della proposta della giunta. Credo che la Regione Campania, attraverso questa previsione, si segnali come la prima Regione italiana che, dopo anni di dibattito sterile in sede nazionale, apre alla logica dellurbanistica cosiddetta negoziata o degli scambi complessi. In forza di questa metodologia, peraltro da tempo anticipata dal sistema legislativo nazionale ma che fatica a trovare applicazione, si consente che lente pubblico attribuisca alloperatore privato cubature edilizie in cambio di housing sociale. Una logica che ormai è priva di alternative, non potendo lente pubblico assumere a proprio onere, come in passato, programmi di edilizia sociale a causa dei limiti ben noti della finanza pubblica locale e nazionale. Lautore è presidente Ance Campania