Mancano solo tre milioni, altro che dissesto. E i conti semmai li ho migliorati io Ma quali sponsor Non ho mai visto un soldo né da Finmeccanica né da Iride «Attenzione a non scaricare il barile su di me: li chiedo io i danni al teatro Carlo Felice, ho già parlato con i miei legali»: Giuseppe Ferrazza, ex commissario della fondazione lirica di Genova non ci sta. Dottor Ferrazza, si sente chiamato in causa? «Lei cosa dice? Stanno montando una campagna diffamatoria contro di me. Chi lha risolta la questione del fondo pensioni integrativo, che davvero stava gettando nel baratro il teatro? Chi è riuscito comunque a mettere in scena stagioni diverse, mentre i soldi erano sempre di meno? Nel 2008 grazie alle Colombiane cerano 32 milioni di euro, nel 2010 23 milioni e mezzo. Chi ha cominciato a fare contratti con direttori a 2000 euro a recita, mentre prima si coprivano doro? Io». Mancano 11 milioni di liquidità: ad esempio per gli stipendi. «Per finire la stagione, ovvero mettere in scena le tre opere dautunno ,mancano tre milioni. La liquidità è unaltra cosa. Lho detto anche prima di andarmene. E lho anche scritto nella mia relazione al ministro Bondi». Cosa ha scritto, a Bondi? «Che, secondo me, solo con la fine del commissariamento e linsediamento del nuovo Cda, avrebbero potuto arrivare quei concreti interventi da parte dei privati di cui il teatro aveva bisogno». I privati, adesso, non ci mettono un soldo. Anche Garrone, che nel Cda rappresenta il Comune, ha chiarito però che non sponsorizzerà il Carlo Felice. «Iride era sponsor ufficiale della scorsa stagione, doveva versare 450.000 euro, finché ero a Genova non si sono visti. Così come i 350.000 euro di Finmeccanica. Almeno fino alla mia permanenza come commissario. Adesso, però, mi permetta». Prego. «Mi hanno cacciato via, e ho eseguito, perché così in teatro potevano arrivare gli sponsor: dove sono? Dovè il fantasmagorico piano industriale tedesco che avrebbe dovuto resuscitare il teatro? Tutte chiacchiere. Parlano di Corte dei Conti, vadano a chiedere al consiglio damministrazione 2007-2008. Approvò una programmazione artistica senza copertura finanziaria. Approvò un contratto al sovrintendente Di Benedetto non corrispondente a quello deliberato». Scusi, perché, prima di andarsene, ha firmato una lettera al maestro Daniel Oren impegnandolo per stagioni future, quando non si riuscirà ad arrivare a dicembre con il cartellone? «Queste sono balle. Lo sa chi ha firmato quei contratti, fino al 2011? Il sovrintendente Gennaro Di Benedetto. Io ho solo scritto una lettera, ora gliela leggo, quando gli ho rescisso un contratto e tagliato il cachet di nove milioni di un altro. Ho scritto: "Per quanto riguarda gli impegni contrattuali per il Barbiere di Siviglia, a novembre dicembre 2010, e per unopera da definire, ad aprile 2011, è intenzione del teatro rispettare limpegno recuperando titoli e periodi". Ho sventato una causa, altro che». E vero che vorrebbe chiedere i danni al teatro perché non è stato pagato quanto pattuito? «Anche questa è una balla. Il mio compenso, quello del commissario, è il 60 di quello del sovrintendente. A me hanno calcolato il 60 su sei mesi, anziché su dodici. Chiedo solo che sia ricalcolata la percentuale, ho solo inviato una lettera agli uffici amministrativi, altro che danni». Senta, non è che a Genova torna un commissario? «Se torna un commissario al Carlo Felice, la prima cosa che fa è chiuderlo». Chiuderà? «In tanti anni non ho mai visto un teatro chiudere, bisogna puntare sulle recite a basso costo, aumentare, come ho fatto, il numero delle recite, almeno dodici per opera. Bisogna dare spazio ai giovani, allargare il pubblico, bisogna insistere su questo. Quello che manca al teatro è un vero dirompente marketing, bisogna andare a rubare gli sponsor agli altri teatri, conquistarli con condizioni vantaggiose, essere aggressivi. Lì aspettano che gli cadano gli sponsor in braccio».