VALDERA IN BILICO Rifiuti abbandonati in strada e lasciati a marcire Castellani: «Penalizzato il valore del territorio» PONTEDERA. Davanti al suo cancello i rifiuti sono una presenza fissa. Sacchi gettati ai piedi dei cassonetti, frigo, tv e quant'altro: un biglietto da visita che i suoi turisti e clienti si portano a casa come souvenir del territorio. Lui è Piergiorgio Castellani, l'enfant prodige della storica azienda di famiglia che dal 1903 fa vino nelle campagne pisane e lo esporta nel mondo. Stati Uniti, Giappone, Russia e Inghilterra sono tra i principali mercati. È qui che si stappano parte delle 700mila bottiglie che ogni anno escono dalle quattro tenute, per un totale di 250 ettari di vigneti in fase di conversione al biologico. «Perché per arrivare in un'oasi devo attraversare il deserto?». È la domanda che sempre più spesso si sente porre Castellani dai suoi ospiti. E lui non sa dare una risposta. Così, per riannodare il filo dei pensieri e provare a venire a capo della questione da un anno e mezzo ha preso l'abitudine di spostarsi in Valdera armato di macchina fotografica. È così che ha preso forma la sua collezione di brutture. «Sulla scia di quanto fanno notare i miei ospiti e clienti - racconta - ma anche delle mie esperienze di viaggio all'estero, ho deciso di lanciare un appello per la cura del territorio, che è uno degli elementi che caratterizzano il marketing non solo per l'agroalimentare». Il degrado ha le forme delle architetture cadenti di dimore storiche, di discariche improvvisate qua e là. Ma anche di insediamenti residenziali o produttivi spuntati senza cura del contesto in cui si sono inseriti e rotatorie tenute senza cura, dove l'erba cresce indisturbata. Inoltre cartelli e segnali, messi un po' ovunque senza criterio. Il campionario è vasto. «Ogni caso ha un nome e cognome ma non è rilevante - dice Castellani - Non cerco lo scontro. Se c'è una colpa è collettiva». Per l'imprenditore vitivinicolo non è solo una questione di decoro ma di valore del territorio. «Spazi urbani, industriali e rurali possono convivere se c'è un comune rispetto del contesto in cui si opera - sostiene - Nei vigneti di Santa Lucia, a due passi dalla zona industriale di Pontedera, per esempio produciamo il Travalda, un vino di qualità». La goccia che ha colmato il vaso della pazienza di Castellani sono le considerazioni del partner commerciale Bibendum, un importante distributore di vini inglese con cui ha stretto una joint venture per un nuovo marchio per la tenuta di Ceppaiano, a Crespina. «Tra i biglietti da visita di un territorio c'è la viabilità, la cura degli spazi verdi e di quelli urbani. È difficile trasmettere la qualità di un prodotto se il contesto è vittima del degrado». E pensare in grande finisce per essere uno spreco di energie e denaro. «È una questione di intelligenza e non di soldi - sostiene Piergiorgio Castellani - I progetti devono essere contestualizzati sul piano paesaggistico e ambientale. È nel locale, il cosiddetto "glocal", che sta sempre più diventando il luogo in cui si può costruire il futuro. Vogliamo portare il mondo dove produciamo e non limitarci a esportare il vino». La sfida è aperta per cittadini e istituzioni.
TOSCANA - Il brutto affossa l'economia. Slalom nel degrado della Valdera, la denuncia appello di un imprenditore
Piergiorgio Castellani, proprietario di una storica azienda di vino, lamenta il degrado del territorio di Valdera, dove si trovano le sue tenute. I rifiuti abbandonati in strada e le brutture che si trovano ovunque sono una presenza fissa davanti al suo cancello. Castellani ha deciso di lanciare un appello per la cura del territorio, che è uno degli elementi che caratterizzano il marketing non solo per l'agroalimentare. Egli sostiene che il degrado ha forme diverse, come le architetture cadenti, le discariche e le tenute senza cura. Castellani non cerca lo scontro, ma sostiene che la cura del territorio è importante per il valore del territorio e per la qualità del prodotto.
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