Appariva ai naviganti seguendo i tempi della maretta, quella macchia color porpora. Decisa e contrastante nell'azzurro del cielo siciliano e col terroso verde della campagna. Il tempio di Selinunte a ridosso dell'estremo costone che segue il Selinus, ora Modione, trascurato e sporco, che a stento guadagna il mare. Spettacolo sconvolgente nelle albe e nei tramonti cangianti, che ipnotizzava le prue e le anime vaganti. Ora quei «colori della classicità» non ci sono più, li immaginiamo con fatica e approssimazione di fronte alla pietra nuda e mangiata dagli scirocchi carichi di acqua e sale. Tutto colore della Terra: Demetra ha steso il suo spento sguardo su quella che fu una città potente e orgogliosa. «Che sta sottoterra - dice Aurelio Pes, direttore dell'Ufficio Speciale per gli interventi di valorizzazione del patrimonio culturale e turistico della Regione -. Conosciamo ben poco di Selinunte, l'ottanta per cento del grande insediamento classico rimane sepolto. Ce lo confermano diversi studiosi. Sotto le vigne e gli olivi "dormono" tonnellate di pietra di Cusa. E sopra, per la più parte ci sono non ruderi da restaurare, ma rovine, come quelle del grandioso tempio G. Dal quale la Regione vuol cominciare a "mettere mano" per una massiccia rivalutazione di questo patrimonio unico». E per domani alle 10 riunirà nel Teatro Selinus di Castelvetrano un gruppone di archeologi, petrografi, architetti restauratori e altri specialisti sul problema dei «Colori della classicità». Primo obiettivo: la ricostruzione virtuale del tempio G. «Per ora accontentiamoci di questo - dice Pes -, non c'è l'atmosfera per ipotizzare una ricostruzione fisica del tempio, che sarebbe grandiosa impresa. Lo vedremo quasi com'era in un cd. Vi sono già diverse interpretazioni e proposte per rimettere su col mouse le "rocche" di Cusa disseminate in uno spazio enorme». E sovrastate, come un urlo, dal «fuso della vecchia», alta colonna che, se una fanciulla riesce ad abbracciarla - dice la leggenda - si guadagna il matrimonio. Studiosi e tecnici dovranno rispondere ad una serie di interrogativi. «C'è una domanda - sottolinea Aurelio Pes, fomentatore di molteplici iniziative culturali, raffinato intellettuale e drammaturgo, con scrivania di alto funzionario regionale - che non si può più scansare: la classicità, come noi oggi la concepiamo, mentre è a rischio la sua stessa esistenza, dovrà rimanere il regno dell'ineffabile o, invece, storicizzarsi, divenire oggetto di nuove argomentazioni e sperimentazioni? In dettaglio: è possibile ricostruire (fisica-mente) un frammento articolato del tempio G? Oppure tirarlo interamente su. O è preferibile abbandonarlo all'attuale stato di rovina?». L'archeologo torinese Giorgio Gullini proporrà un video con la sua ricostruzione, che spiega come: «funzionava» il tempio e quali colori aveva. «Insomma, - conclude Pes -si tratta di progettare virtualmente il più grande cantiere culturale del mondo. Se poi il virtuale diventasse concreto, sarebbe facile immaginarne il significato per la Sicilia, e non solo. Non a caso fra gli studiosi vi sono due francesi che rappre-sentano l'Unesco». Alla giornata di studio-convegno parteciperanno, con Pes, Nuria Sanz, il soprintendente ai Beni culturali di Trapani Giuseppe Gini, gli archeologi Vincenzo e Sebastiano Tusa, Giorgio Gullini, Dieter Mertens, Giuseppe Guerrera, Giacomo Bonagiuso, il petrografo Lorenzo Lazzarini, Jean Dedolin, Michele Cometa, il restauratore Lucio Trizzino, Silvano Riggio e l'architetto fotografo Pier Paolo Raffa. Previsti i saluti del presidente della Regione Cuffaro, degli assessori Alessandro Pagano e Fabio Granata, della presidente della Provincia Giulia Adamo e del sindaco Gianni Pompeo. Nella bellissima sala del teatro si potrà vedere una retrospettiva su Seliinunte del fotografo castelvetranese da poco scomparso Franco Stella, il modello del tempio di Paolo Lipari e una coloratissirna pittografia di Maurilio Catalano.