Ca' Foscari vuole realizzare 30.000 metri cubi Stefano Boato aveva contestato volumi esagerati Il progetto preliminare per la casa dello studente di Ca' Foscari, a San Giobbe, è passato ieri in commissione di salvaguardia. Ma con il voto contrario di un Vittorio Sgarbi indignato, che ora è pronto a dar battaglia per impedire all'università di «distruggere un pezzo di Venezia minore» per portare in laguna la «periferia d Cinisello Balsamo». «Chiamerò Zaia, chiamerò Bondi - annunciava ieri pomeriggio il neo soprintendente al polo museale veneziano, dopo aver scoperto che il suo voto non era bastato a bloccare il progetto -. E' inaudito, sono dei pazzi. Questa sarebbe la commissione di salvaguardia! Mi chiedo cosa salvaguardino». Insomma un debutto pirotecnico, quello di Sgarbi a palazzo Linetti. Oggetto del contendere il completamento dell'insediamento universitario di Ca' Foscari a punta San Giobbe. Un progetto da oltre 30mila metri cubi, firmato da un professore dello Iuav, Vittorio Spigai, per conto di Ca' Foscari e presentato dal Comune. La nuova casa dello studente verrebbe realizzata con il sacrificio di alcuni edifici di edilizia minore, dietro all'area dell'ex cantiere Oscar, inglobando un campo e svettando fin quasi alle altezze dell'ex mulino Passuello, pure destinato a diventare parte del nuovo complesso. Operazione che aveva già sollevato perplessità, in commissione, soprattutto per quei volumi così consistenti, in deroga alla normativa urbanistica. Temi rilanciati ieri dal rappresentante del ministero dell'Ambiente, Stefano Boato, che aveva proposto una lunga serie di prescrizioni: per ridurre i volumi, per lasciare degli spazi alla città, per liberare il campo interno, per migliorare i passaggi. Sgarbi, nel suo stile, è andato oltre con un attacco durissimo al progetto. «Non mi sembrava giusto delegare un funzionario e basta - ha riferito poi lo stesso neo soprintendente -. Ho voluto partecipare alla commissione personalmente. E fortuna che l'ho fatto: ho visto questo progetto indegno di una città come Venezia. Una cosa di imbarazzante bruttezza. Così il voto del mio funzionario, che sarebbe stato di astensione, per non entrare in conflitto con l'altra soprintendenza (quella ai beni architettonici, che ha dato parere favorevole, ndr.), è diventato contrario». La soprintendenza retta da Sgarbi, però, non ha potere di veto, a differenza di quella ai beni architettonici. E il progetto è passato con 14 voti a favore (compreso quello dell'altra soprintendenza), 3 contrari (oltre al funzionario di Sgarbi, Boato e un rappresentante della Regione) e 2 astenuti. Per Sgarbi, che aveva dovuto lasciare la seduta prima della fine, e sperava di aver bloccato il progetto, un'ulteriore motivo d'arrabbiatura: «Non è ammissibile che si distrugga una preesistenza, testimonianza di un'edilizia minore, per fare una tale schifezza. Perché ridurre Venezia a un'area condominiale di periferia. In nome di cosa? Che interessi ci sono sotto». Il fatto poi che l'altra soprintendenza abbia dato il suo via libera al progetto, irrita ancor più Sgarbi: «Hanno fatto malissimo. Ma ne chiederò conto al ministro Bondi». Come dire: non finisce qui.