Immaginatevi architetture simili a grandi organismi viventi. Architetture in balìa di cambiamenti, trasformazioni, in altre parole di "metamorfosi". "Metamorph", è la metafora pensata da Kurt W. Forster, direttore della nona Biennale di Architettura di Venezia (che aprirà i battenti domenica 12 settembre) per affrontare le fondamentali evoluzioni in atto nell'architettura contemporanea, sia nel campo della teoria e della pratica progettuale, sia nell'uso delle nuove tecnologie costruttive. Lo spazio architettonico è inteso nella sua capacità di vivere i mutamenti odierni: i nuovi materiali accolgono e sottolineano gli effetti atmosferici, la percezione dell'architettura si apre a una concezione dinamica del tempo e la vita pubblica negli edifìci assume caratteri più centrati sull'evoluzione dell'ambiente. Grazie alla ricerca di materiali che possiedono qualità variabili e reattive, molte architetture stanno cambiando natura. Esse assumono forme curvilinee e avvicinano le funzioni dei loro involucri a quelle di membrane viventi. Sono già numerosi gli architetti che cercano di conferire qualità organiche alle loro costruzioni, non più in termini metaforici, ma metabolici. Questa nuova morfologia degli spazi del vivere sta definitivamente superando la tradizionale (ma più rassicurante) «era della architettura vitruviana» aprendo, quindi, nuovi scenari alla ricerca e alla costruzione degli spazi della contemporaneità. La nona Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, presenterà i lavori di più di 170 studi di architettura, più di 200 progetti, più di 150 fotografìe, numerosi video, grandi immagini di metamorfosi naturali create dal fotografo Armin Linke, 8 istallazioni speciali. Il tutto tra le Corderie dell'Arsenale e i Giardini di Castello, compreso, ovviamente, il Padiglione Italia. Non senza qualche polemica per gli inviti. Solo sei gli italiani: Mario Bellini, Andrea Branzi, Aldo Cibic, Massimiliano Fukas, Renzo Piano, Massimo Scolari. Il percorso parte dalle Corderie dell'Arsenale. I materiali esposti presentano il background storico dei cambiamenti raccontati da Metamorph. L'Arsenale si presenta come il luogo della "deformazione dinamica" nell'allestimento affidato a Asymptote che ha trasformato il corridoio interno della struttura in una sorta di ventre di gondola stilizzata con plastici che galleggiano tra le colonne secentesche delle Corderie. Il punto di partenza è la Biennale di Paolo Portoghesi, la Strada Novissima dell'80 che apre una visuale nella quale, secondo Forster, le figure di riferimento rimangono Aldo Rossi (l'architettura come memoria), James Stirling (il collage costruttivista), Peter Eisenmann (con i suoi automatismi terrestri - Leone d'Oro 2004 alla carriera) e Frank Gehry (con gli edifici che si trasformano in pesci). Si tratta dunque di offrire una prospettiva storica che risulta fondamentale per gli obiettivi proposti dalla mostra: indagare cioè i mezzi attraverso i quali l'architettura ha modificato i processi della propria invenzione ed esecuzione, acquistando così l'abilità di operare in circostanze radicalmente nuove. Iniziando con la trasformazione (Transformations) di edifici esistenti e ampliandosi alla nuova topografìa (Topography), gli spazi delle Corderie ospitano anche le sezioni dedicate alle superfici (Surfaces), all'atmosfera (Atmosphere) e agli iper-progetti (Hyper-projects). Da notare come nella sezione Atmosfere gli elementi costitutivi dell'architettura non sono più elementi costruttivi ma qualità cangianti e instabili quali la luce che lambisce e altera le superfìci secondo la meteorologia e le ore del giorno. Le superfìci come pellicole. Per quanto riguarda gli Iperprogetti come nel caso del Musée des Confluences a Lione di Coop Himmelb(l)au, colossale metafora della contemporaneità, si tratta di architetture sovradimensionate e roboanti microcosmi che trascendono tutte le divisioni e tutte le categorie. Oltre la metafora scelta da Forster per raccontare un grande cambiamento in fieri, alle Corderie si potranno vedere alcuni dei luoghi più attesi del panorama internazionale, dal progetto di Renzo Piano per il Museo Klee di Berna al nuovo Centre Pompidou che verrà costruito a Metz su progetto di Shigeru Ban, fino al Fourth Grace, il nuovo complesso di residenze, uffici e servizi che Richard Rogers ha pensato per il lungomare di Liverpool. Dalle Corderie si arriva poi al Padiglione Italia ai Giardini della Biennale. Uno spazio interessante è stato riservato a una quarantina di Sale da Concerto, edifici dalle superfìci piegate e incurvate, mega-strutture di grande impatto. È bizzarra la storia delle Concert Halls, tipologia di edifìcio che ha sonnecchiato per decenni e che improvvisamente diventa palestra di innovazione tecnica e stilistica. Dapprima accusati di eccessi espressionisti, questi esempi vengono ripresi a fine anni Ottanta da Gehry con il progetto della Disney Concert Hall di Los Angeles, e da qui si dipartono altre opere di architetti, da Hadid a Perrault e Nouvel, che lasciano definitivamente alle spalle il dogma della «scatola» teatrale. In tutta la mostra gioca un ruolo fondamentale la fotografia curata da Nanni Baltzer che diventa metafora, complice della trasformazione. È molto suggestiva la struttura espositiva della sezione Città d'acqua di Rinio Bruttomesso che appare come un autentico padiglione galleggiante, una sorta di grande "nave" ancorata nel bacino dell'Arsenale, all'ombra delle Gaggiandre del Sansovino, e offre ai visitatori un ampio panorama di progetti di metamorfosi vissute dai propri waterfront (fronti d'acqua) urbani. L'"iconismo" architettonico dell'era post-moderna segna dunque oggi lo standard dei mutati parametri di modernità che la Biennale di Venezia analizza alla luce di un estensivo concetto di "metamorfosi". Girando per la mostra si nota come sempre più si moltiplichino le architetture che affidano appartenenza e significato al loro "involucro". Prevale tuttavia nel contemporaneo il valore comunicativo dell'edifìcio piuttosto che l'organicità dei rapporti fra le membrature del manufatto, le funzioni che si svolgono al suo interno e l'assetto figurativo. Questo problema assume dimensioni e aspetti particolarmente significativi se confrontati con il più generale processo di 'mediatizzazione" della cultura e della vita quotidiana. L'architettura contemporanea va sempre più sfuggendo la sua messa in forma, la sua corporeità. L'epidermide superficiale dell'edificio scompone e ricompone infatti, sulla propria superficie, infinite figure, in un continuo gioco di metamorfosi. Il contesto, dai caratteri sempre più assimilabili a un insieme senza forma, spinge d'altronde verso la concezione di architetture dalla forte individualità (riflesso dello star system dei soliti architetti internazionali) . Dice Forster «gli edifici stessi diventano topografia».