A processo imprenditori e tecnici. Sos del Wwf Nellinchiesta sullabuso a Monte Antenne gli intrecci con i familiari dellex Venerabile «Manutenzione, restauro e conservazione: sono le uniche operazioni consentite nelle ville storiche». Lo ripete come un mantra il Wwf che si batte contro lattacco dei privati a Villa Ada tra i quali «spunterebbero società vicine alla famiglia di Licio Gelli», precisa con visure camerali alla mano Vanessa Ranieri presidente del Wwf Lazio. «Il pro-memoria dellassessore comunale allAmbiente De Lillo prevede la messa a reddito degli immobili - sottolinea - il rischio è si risveglino appetiti e illegalità». Uno su tutti: labuso edilizio nel Monte Antenne dove è sorta una struttura della Asl che doveva ospitare un centro per disabili. È lì che secondo la leggenda si consumò il «ratto delle Sabine» ed è lì che si è cercato di fare razzia di un patrimonio unico al mondo. Il pm Assunta Cocomello lo scorso 5 luglio ha citato a giudizio 5 persone. Saranno processate, il 13 gennaio 2011, Stefano Tarquini, Mario Rosario Simari, Giovanni Sarti, Massimo Picchione e Filiberto Morasca, questultimo personaggio chiave nellentourage della famiglia di Licio Gelli, lex Venerabile della P2. Il capo di imputazione è abuso edilizio in concorso in zona vincolata. Insomma, in quellincanto naturalistico non si potevano realizzare cubature. «Il Comune deve costituirsi con il Wwf parte civile», sintetizza Ranieri. La vicenda risale allaccordo di programma tra lallora sindaco Veltroni, il ministro per i Beni Culturali Urbani e il presidente della Regione Lazio Storace: larea non veniva destinata a parcheggio ma a una struttura socio assistenziale. Nella porzione di Monte Antenne svettavano dei prefabbricati degli anni 60 che sono stati distrutti, larea è stata sbancata e la società Fio.Ver srl, di Massimo Picchione, vincitrice del bando ha iniziato i lavori. Alla gara il municipio II ha invitato 5 ditte che come si legge nella perizia tecnica «sono riconducibili a Umberto Fioravanti che è cognato di Picchione e zio di Filiberto Morasca». Intrecci familiari e nomi che ritornano più volte negli appalti di chi ha cercato nel corso degli anni di mettere le mani sulla villa romana. «Era il 2004 quando la società Antiqua 2001 che aveva nel cda fino al 2005 Marta Sanarelli, moglie di Raffaello Gelli, primogenito di Licio, avrebbe cercato di impossessarsi di tre edifici dellOttocento e di un ettaro di parco per realizzare tra laltro un ristorante. In quellimpresa comparirebbero anche limprenditore Mario Testa, Roberto Roselli e la AD Service del romano Filiberto Morasca, legato alla famiglia Gelli», racconta Vanessa Ranieri. Beni che, ora, sono anche inseriti nel promemoria De Lillo. Da qui la rivolta dellassociazione ambientalista. Nel 2004 uscì un documento che suggellava un accordo tra Antiqua e Wwf, ma la firma in calce era falsa. Il processo è in corso, ma quella convenzione è stata ora ripresentata al dipartimento. «Chiediamo con una diffida di conoscere il nome di chi ha depositato la convenzione oggetto di processo, nonostante il suo sequestro come corpo reato», incalza Ranieri. Insomma si era tentato uno scempio di beni pubblici. Attacchi sventati da esposti e battaglie legali, ma ora il Wwf grida: «Nessuna privatizzazione, preserveremo la Villa».
Ville storiche, le mani dei privati "Spuntano società vicine a Gelli"
Il Wwf Lazio ha denunciato l'abuso edilizio nella zona vincolata di Monte Antenne, dove è stata realizzata una struttura della Asl che doveva ospitare un centro per disabili. Il pm ha citato a giudizio 5 persone, tra cui Filiberto Morasca, legato alla famiglia di Licio Gelli, e il Wwf ha richiesto che il Comune costituisca parte civile. La vicenda risale all'accordo di programma tra l'allora sindaco Veltroni, il ministro per i Beni Culturali Urbani e il presidente della Regione Lazio Storace, che prevedeva la messa a reddito degli immobili. Il Wwf ha denunciato l'intreccio tra i familiari del Venerabile Manutenzione e la società Fio.
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