Ritratto dellex assessore ai Beni culturali della giunta Cuffaro oggi al centro delle polemiche nel suo partito DallMsi alle poltrone doro, chi è il siciliano che spacca il Pdl Quando la Roma, lo scorso 27 marzo, è riuscita nellimpresa di battere lInter, numerosi telespettatori collegati su Sky si saranno chiesti chi fosse mai quel tifoso giallorosso talmente privilegiato da potersi dare il cinque con Rosella Sensi appena dopo il fischio finale e dunque prima di tutti gli altri (chi se lè perso faccia un giro su Youtube). Nessuno si sarebbe potuto immaginare che quel tifoso - che non è nemmeno romano - sarebbe diventato il personaggio dellestate. Almeno per chi bazzica i palazzi della politica e i tribunali. Fabio Granata da Siracusa è il deputato del Pdl (ex An) che durante la commemorazione del giudice Paolo Borsellino ha dichiarato: «Ci sono pezzi dello Stato, del governo e della politica che fanno di tutto per ostacolare le indagini sulla strage di via DAmelio e creare condizioni di delegittimazione della magistratura». Le sue affermazioni ne hanno fatto il bersaglio prediletto degli accoliti di Silvio Berlusconi, mentre da sinistra arrivano lodi allavversario tanto rigoroso nella lotta per la legalità. «Fabio è una persona per bene, un uomo onesto. Ed è sempre stato un anticonformista», commenta un camerata di gioventù come Felice Coppolino. Sarà forse per questo anticonformismo che Granata, oggi indiscusso paladino dellantimafia di destra, da componente della giunta regionale di Totò Cuffaro prese le difese del governatore mentre questi era sotto processo per le talpe alla Dda. Granata affermò, ai tempi, di essere stato «colpito favorevolmente» dalla campagna mediatica ideata da Cuffaro contro Cosa nostra e ricordò la legge a difesa delle vittime della mafia. Già nel 2004, quando la magistratura aveva preso a indagare sul governatore dellUdc, Granata, che allora era assessore ai Beni culturali, dichiarò sicuro: «Il mio partito (cioè An, ndr) resta con Cuffaro». Era lo stesso Fabio Granata che nel settembre del 1990 organizzò, nella sua Siracusa, la festa nazionale del Fronte della gioventù ospitando Paolo Borsellino. Il magistrato, che sarebbe stato ucciso due anni dopo in via DAmelio, si rivolse così alla platea gremita di ragazzi entusiasti: «Potrei anche morire da un momento allaltro ma morirò sereno pensando che resteranno giovani come voi a difendere le idee in cui credono». Insieme con Granata, seduto al tavolo dei conferenzieri, cera un altro giovane della destra italiana, cera Gianni Alemanno, con i jeans arrotolati e le scarpe senza calze. Oggi i due sono su fronti opposti nel Pdl che cade in pezzi. Finora, Granata le sue idee ha dimostrato di saperle difendere fino in fondo. Anche se continuano a sorprendere, se non a disgustare, gli inquilini della sua coalizione. A 19 anni con il Movimento sociale italiano debuttò al consiglio comunale di Siracusa e subito andò a sedersi nei banchi assegnati alla sinistra, scatenando un putiferio. In piena tangentopoli la sua collocazione a destra tentennò pesantemente. E le sirene antimafia di Leoluca Orlando lo sedussero fino a condurlo nella Rete. Ma fu un amore effimero. «In quel periodo in tanti si avvicinavano al movimento - racconta Fabio Giambrone, tra gli organizzatori della Rete, ai tempi, e oggi senatore di Italia dei valori - Granata è stato con noi davvero molto poco». Il richiamo ancestrale della destra lo aveva riportato dove stava compiendosi la metamorfosi del Movimento sociale. Granata che era stato un rautiano di ferro e che da giovanissimo litigò pubblicamente con Gianfranco Fini a Fini approdò e assieme a lui si tuffò nel "miracolo italiano" di Silvio Berlusconi. Con la Sicilia tornata granaio del voto di centrodestra, Granata si ritrovò deputato regionale, presidente della commissione Antimafia e assessore ai Beni culturali del governo Cuffaro. E mentre i suoi colleghi di coalizione si affannavano a redigere disegni di legge per sanare labusivismo edilizio, lui pensava a salvare il Val di Noto dalle trivellazioni petrolifere, a istituire la Soprintendenza del mare e il sistema regionale dei parchi archeologici, a far approvare il piano paesistico regionale. Ma tutto questo non è bastato a garantirgli la rielezione a Sala dErcole. Prima di approdare al parlamento nazionale, Granata, rimasto senza seggio allArs, è stato nominato direttore dellAgenzia per il Mediterraneo, un carrozzone creato da Cuffaro e che ha vissuto il suo unico momento di notorietà grazie a un convegno al quale ha preso parte Gianfranco Fini. Nel giro di tre mesi, però, lAgenzia è stata abolita con un colpo di mano bipartisan orchestrato allAssemblea regionale dal capogruppo dei Ds allora e del Pd oggi, Antonello Cracolici. Il commento alla sua trombatura, Granata lo affidò a un sms tanto sarcastico quanto sintetico: «Ora la Sicilia è salva».
Il ritorno di Granata, legalista rampante antimafioso di destra che piace a sinistra
Il deputato del Pdl, Fabio Granata, è al centro delle polemiche dopo aver dichiarato che ci sono pezzi dello Stato, del governo e della politica che fanno di tutto per ostacolare le indagini sulla strage di via DAmelio e creare condizioni di delegittimazione della magistratura. Le sue affermazioni hanno fatto di lui il bersaglio prediletto degli accoliti di Silvio Berlusconi. Granata è un anticonformista e ha sempre difeso la legge a difesa delle vittime della mafia. Ha anche dichiarato di essere stato colpito favorevolmente dalla campagna mediatica ideata da Totò Cuffaro contro Cosa nostra.
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