Cè un interessante edificio degli anni Settanta progettato da un bravo architetto, Giovanni Gorini, e destinato ad Antiquarium di Ercolano che giace inerte e inerme in attesa di animazione funzionale. Si tratta dellennesimo esempio di mala-edilizia del nostro Paese. Non ho mai pensato né ho scritto che si debba demolire, né sono contrario al completamento, ma tale evenienza mi viene inesorabilmente attribuita. Più semplicemente, sono contrario a sottoscrivere un generico appello al suo immediato recupero. Tale, perché non dice con quali fondi attuarlo, tale perché non si associa a un credibile piano di gestione. Se cè qualcuno che ha la soluzione pronta, si faccia avanti, esca dal sempre vincente ambito dialettico che reclama magnifiche sorti e progressive, e dica nellordine: chi finanzia in tempi brevi il completamento edilizio e impiantistico dellAntiquarium; chi finanzia i costosi progetti dellordinamento dei materiali e della loro esposizione, chi provvederà alla gestione della struttura museale negli anni a venire. Ci sono altri due punti dellarticolo di Pane che meritano una ripresa. Il primo, riguarda un giudizio severo sul Documento di Orientamento Strategico allegato al Piano di recupero del centro storico Unesco di Napoli. Il Dos - ho avuto modo di ripeterlo più volte ai colleghi accademici - non è una tesi di laurea o di dottorato ma un documento politico-programmatico. Dunque, non deve essere giudicato per i suoi esclusivi contenuti disciplinari, ma deve essere "contaminato", per così dire, con le sostanziali e ineliminabili ragioni della politica. Che vengono dai partiti, dalle assemblee delle municipalità, dai rappresentanti di associazioni e categorie sociali, dal mondo della cultura in tutte le sue molteplici declinazioni. Ciò porta, quasi inevitabilmente, liniziale cavallo a somigliare sempre più a un cammello, come recita il noto aforisma che irride ai risultati frutto di troppe mani e teste che vi hanno partecipato. Tutti i prodotti della politica somigliano in qualche modo a cammelli più che a originari cavalli. Il secondo punto riguarda il problema della carenza di personale per la gestione delle strutture museali come di tante altre attrezzature pubbliche. È un problema prevalentemente sindacale, sostiene Pane, e ciò dicendo pensa di aver derubricato la complessità del tema. Lo ha invece ampliato in modo esponenziale, come ben sanno soprintendente e funzionari vari. Cito di nuovo i casi dei recenti musei del Castello di Baia e del Museo Ercolanense nella reggia di Portici, non visitabili con continuità proprio per mancanza di personale. Anche a me piacerebbe, come si suol dire, volare alto e tenere basso lo sguardo su questioni pratiche e gestionali come il problema del personale. Ma è proprio su questo versante che si arenano, se non ben programmate, iniziative dalto profilo culturale e scientifico come lo è quella dellAntiquarium di Ercolano. Mi consenta Giulio Pane una considerazione finale. Egli qualifica «insulsa» la polemica di questi giorni su questo argomento e poi vi dedica un bel po di tempo. È un espediente dialettico per tirarsi fuori dal gruppo di partecipanti che polemizzano in modo insulso, ma al tempo stesso è un modo per prolungarla nel tempo. Così facendo, diventa sodale a pieno titolo di questo consesso giornalistico correttamente polemico e piacevolmente insulso.