Un vincolo su l'area demaniale di Otranto, che si estende dalla Castellana alla Torre del Serpe per il profilo storico-artistico dei monumenti ricadenti. Ma le disposizioni di fatto stoppano il porto OTRANTO - Un vincolo sull'area demaniale prospiciente al centro antico di Otranto: il ministero per i Beni e le Attività culturali, su indicazione della Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici per le province di Lecce, Brindisi e Taranto ha avviato una procedura di tutela su tutta la costa della Città dei Martiri che parte dalla cosiddetta "Castellana" fino alla Torre del Serpe, simbolo del comune. Una proposta motivata dalla presenza di alcuni monumenti che costituiscono esempi importanti sotto il profilo storico-artistico di architettura sacra dell'XI secolo e di architettura fortificata costiera per la difesa dei litorali salentini del XV-XVII secolo, tra i quali la Cattedrale, il Castello aragonese, il Fortino sulla Riviera degli Haethey, le Mura antiche Idrusa con zona di rispetto, il Fortino Casamatta, la Torre del Serpe, le cui visuali prospettiche verso il mare potrebbero essere minacciate da eventuali trasformazioni e che meritano una speciale salvaguardia per non alterare gli equilibri esistenti. Sull'area demaniale in oggetto sono dettate, dunque, delle prescrizioni ai fini della tutela della visuale, per non comprometterne e non alterarne i caratteri ambientali, e si prescrivono limitazioni alla modificabilità dell'area specificata. È vietata la costruzione, infatti, di nuove opere a mare che possono mutare la visuale prospettica da mare dei monumenti sopra citati, mentre è consentita la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere a mare già presenti nello specchio d'acqua, purché non si aumentino i volumi e non si inseriscano impianti che possano alterare la visione prospettica dei monumenti. Il sindaco di Otranto è stato pertanto invitato a vigilare affinché non siano intraprese iniziative che possano pregiudicare la visuale prospettica. La comunicazione di avvio di questo procedimento comporta l'applicazione, in via cautelare, delle disposizione di temporanea immodificabilità dell'area interessata dal vincolo di tutela. In particolare si fa presente che qualsiasi intervento nell'area in questione dovrà ottenere un preventivo parere della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, per le province di Brindisi, Lecce e Taranto. Tali effetti cessano all'esaurimento del termine assegnato per la conclusione del procedimento in 240 giorni dall'avvio dello stesso. E il pensiero vola inevitabilmente al porto turistico di Otranto, che rappresenta il grande progetto che l'amministrazione comunale sta portando avanti dal proprio insediamento e che, dopo una fase avviata di conferenza dei servizi, prevedeva, attraverso i fondi di Area Vasta, la cantierizzazione in inverno della parte interna al bacino portuale; l'inizio dei lavori nella zona sottostante ai Bastioni dei Pelasgi dovrebbe essere il primo passo di avvicinamento a quel porto turistico, sulla parte esterna al Molo San Nicola, interessato da un progetto di Condotte Spa. L'avvio del procedimento di fatto blocca, come si legge nella comunicazione ministeriale, qualsiasi opera a mare, senza previo parere della Soprintendenza interessata. Di certo, il termine dei 240 giorni rappresenta un limite di tempo che potrebbe far slittare ulteriormente la cantierizzazione dell'area del bacino interno. E sebbene Otranto rappresenti un simbolo indiscusso con i suoi monumenti di cultura e storia, questo procedimento sembra destinato ad aprire un lungo dibattito sul futuro del porto. Un futuro che qualcuno vede già messo fortemente in discussione.