Il dipìnto di Caravaggio è arrivato. È finalmente esposto e chiude il percorso espositivo. In una nuova conferenza stampa Vittorio Sbarbi ieri ha intessuto una intricata beffa dal sapore pirandelliano. La Caduta di Paolo, di proprietà degli Odescalchi, non ha ancora avuto l'autorizzazione ministeriale per il suo trasferimento a Mantova. Perché è in cattive condizioni? No, quella esposta al Te è un'opera in ottimo stato. «Allora è una copia», ha ripetuto, scherzando, Sbarbi che s'aspetta che vengano i carabinieri a sequestrarla insieme ad altri dieci quadri notificati dal ministero ed esposti senza permesso. L'escamotage ideato dal curatore delle Ceneri violette per aggirare la legge è stato dunque quello della "copia presunta". L'originale si troverebbe ancora a Roma, in pessime condizioni, nelle mani della sua legittima proprietaria. «Citofonare Odescalchi», consiglia Sgarbi ai meno creduloni. Ma l'ex sottosegretario non si limita al sottile gioco del vero e del falso. Se non arriverà il nulla osta ministeriale, con tanto di scuse sull'«errore commesso da funzionari», promette denunce a tutti coloro che si sono opposti al trasferimento a Mantova: dal funzionario al ministro. I capi d'imputazione? Abuso d'ufficio e sopraffazione di proprietà privata oltre a falso in atto pubblico. «Se il ministero ha sconsigliato con un fax non protocollato il trasferimento dell'opera perché in pessime condizioni -ha detto -, allora il quadro esposto al Te non è il Caravaggio che abbiamo chiesto perché è perfetto. Voglio vedere quali esperti del ministero lo potrebbero smentire». Sgarbi poi non fa mistero che questa mostra viola la legge non solo con la tavola dì Caravaggio. Sono almeno dieci i quadri esposti sottoposti a notifica, cioè alla tutela del ministero per i beni artistici e storici pur essendo dì proprietà privata, che non hanno avuto l'autorizzazione per il trasferimento a Mantova. I curatori hanno fatto conto sul silenzio-assenso per certi casi e in altri sulla parola data da funzionari. «Tutto era stato autorizzato - ha spiegato Sgarbi -. Siamo stati presi in contropiede in una partita iniziata con un assenso». Resta ora il fatto che i carabinieri potrebbero arrivare alle Fruttiere da un momento all'altro e mettere alcune opere sotto sequestro. «Sì, immagino un grande sequestro di tutta la mostra - ha detto - c'è effettivamente un profilo di illegalità. I quadri che non si possono guardare dovrebbero addirittura essere marchiati con una X con una vernice rossa, un marchio a fuoco come è stato fatto con gli ebrei, un'azione degna di questo Governo fascio-comunista che impedisce ai legittimi proprietari di disporre dei propri beni a vantaggio della comunità». E' dunque una sfida quella che il curatore ha lanciato al ministero e alla magistratura. Dalla sua ha però l'appoggio verbale del premier Silvio Berlusconi, interpellato personalmente in Sardegna nei giorni scorsi, dei ministri Scajola e Mazzella venuti a Mantova, dei sottosegretari Bo-naiuti e Letta. Mezzo Governo insomma. Come se non bastasse ieri, in coda alla conferenza stampa indetta per l'arrivo del Caravaggio e per spiegare la mancanza di ben altre sei opere in mostra, Sgarbi, ad arte, ha coinvolto nella sua "violazione" della legge sul trasferimento dell'opera anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Con la rimozione del telo bianco, a quattro mani -a quelle di Sgarbi si sono aggiunte quelle di Formigoni -l'esposizione del dipinto in mostra è stata così consacrata, istituzionalizzata. La questione resta comunque aperta dal momento che l'opera di Caravaggio è stata già prestata per mostre che si sono tenute in passato non solo a Roma, ma anche in altre due città padane come Cremona e Bergamo. In tutta la vicenda poi non è mai stata interpellata la sovrintendente di Mantova Giuliana Algeri che è altresì membro del comitato di settore del ministero, organo che decide sull'opportunità dei prestiti. Accanto al Governatore lombardo ha partecipato alla "riverniciatura" della mostra, come la ha definita Sgarbi, anche l'assessore regionale alla cultura Albertoni.
Sgarbi provoca: mostra da sequestrare
Il dipinto di Caravaggio, "La Caduta di Paolo", è stato esposto al Te di Mantova senza l'autorizzazione ministeriale. Il curatore delle Ceneri violette, Vittorio Sbarbi, ha affermato che l'opera è una copia e che l'originale si trova in pessime condizioni a Roma. Ha promesso denunce a tutti coloro che si sono opposti al trasferimento a Mantova, tra cui il ministro Scajola e il sottosegretario Bo-naiuti. Sbarbi ha anche affermato che la mostra viola la legge e che i carabinieri potrebbero arrivare alle Fruttiere per sequestrare alcune opere. Il premier Silvio Berlusconi ha appoggiato Sbarbi e ha promesso di intervenire.
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