Il presidente del Fai, Ilaria Buitoni Borletti, critica le scelte del governo su paesaggio e fondazioni: servono nuovi criteri di valutazione Il presidente del Fai (Fondo per l'ambiente italiano), Ilaria Buitoni Borletti, chiede alle istituzioni uno scatto per la protezione e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. «La vera riforma che il nostro Paese deve intraprendere è quella culturale. In Italia tutto è cultura, dal paesaggio ai linguaggi musicali, letterari, artistici, e questa nostra forza va promossa». Una forza che, per la Buitoni Borletti, viene messa a rischio dai tagli previsti dalla manovra finanziaria: «Pur tenendo conto delle esigenze economiche, tagli così indiscriminati non sono accettabili, perché mettono il Paese in difficoltà nel suo settore d'eccellenza in modo irreversibile. La cultura è un ambito delicato. Bisogna capire quali istituzioni rappresentino veramente e in prospettiva il nostro Paese e quali, poche, vivano di una pura posizione di rendita. Sono inaccettabili tagli generalizzati». La critica non è tanto al ministro Sandro Bondi, che è riuscito a contenere il taglio tra il 6 e il 15 per cento e a salvare molti dei 231 enti culturali ai quali erano stati tolti i finanziamenti nella prima bozza della manovra, quanto alla mentalità dei governi: «Negli ultimi cinque anni i fondi al ministero per i Beni culturali si sono ridotti del 25 per cento: ciò segna una grave tendenza. Dopo un coro di proteste, va dato atto al ministro Bondi di aver cercato di difendere alcune istituzioni. Ma in un incontro in Federcultura di qualche giorno fa sono emerse anomalie nei provvedimenti in corso di discussione che mettono in difficoltà alcuni enti, come Triennale, Poldi Pezzoli, nonché le associazioni concertistiche, che hanno già presentato i loro programmi ma non sanno quale finanziamento riceveranno». E poi ci sono i grandi crucci del Fai: l'allarme per i beni potenzialmente trasferibili agli enti locali (sarebbero 12 mila) e i tagli agli enti paesaggistici. «I tagli al paesaggio sono folli. Con le decurtazioni indiscriminate previste per i parchi si puniscono anche enti virtuosi, alcuni dei quali dovranno chiudere! L'Italia deve ritenere il paesaggio tra le sue espressioni principali di cultura. Bisogna intervenire solo dove serve: in certi parchi con solo 50 guardie forestali ho notato organi direttivi composti da 70 persone». Tuttavia 356 comunità montane istituite dal 1971 ad oggi non sono poche «C'è frammentazione, è vero. In Umbria, regione con 700 mila abitanti, da giugno a settembre ho contato 48 festival, quindi i contributi sono sbriciolati. La selezione è a vantaggio della qualità; ma la scelta deve essere consapevole, finalizzata a una strategia, non deve intervenire a priori». L'altro eterno nodo è quello relativo all'intervento dei privati: il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha rilanciato l'ipotesi di affidare a loro i musei. «Il ricorso ai privati è possibile, ma sconta i limiti della mancanza di detassazione. Aziende che sostengono la cultura si trovano solo a Milano. Ma l'introduzione della defiscalizzazione di quanto viene investito in cultura può favorire un vasto intervento privato». L'Italia ha un sistema museale diffuso: questa è la sua particolarità, ma anche l'origine di molte difficoltà gestionali ed economiche. «In carenza di risorse, un sistema museale meno frammentato sarebbe utile. Ma come si fa in Italia! Prenda, per esempio, Jesi: non è un capoluogo, ma ha una splendida pinacoteca, con alcune tra le migliori opere di Lorenzo Lotto. Che cosa facciamo? Non credo che si debba ridurre il numero dei musei (anche se a Milano sarebbe utile), bensì potenziare un turismo colto e consapevole, per evitare di soffocare la solita decina di luoghi e lasciare deserti gli altri. Ci vogliono però trasporti e infrastrutture efficienti». Quali potrebbero essere i parametri per valutare quali istituzioni e comitati sostenere e quali no? «Il rapporto tra entrate e spese di gestione è importante per stabilire se un ente è virtuoso. L'offerta, però, deve essere ponderata con le finalità ed essere valutata da persone capaci». Quanto al Fai, l'impegno attuale si sta concentrando su due interventi: «Completare il restauro della fontana dell'Aquila, in modo che possa essere consegnata a inizio 2011, e il restauro di Villa Vescovi». Intervento sul quale non mancano polemiche: «Il progetto è all'attenzione della sovrintendenza conclude la Buitoni Borletti e poi pensare che il Fai possa prendere un gioiello e cementificare è assurdo».