Ai tagli indiscriminati alla cultura si è risposto con un'altrettanto indiscriminata difesa: come sempre, invece, è vitale distinguere. È gravissimo, in certi casi perfino criminale, stroncare seri istituti di ricerca: ma è invece sacrosanto disboscare la fitta selva di enti non solo inutili, ma dannosi, che in nome della cultura coltivano il clientelismo. Che il ministro Bondi abbia deciso di tagliare i finanziamenti ai comitati celebrativi per i centenari mi pare, ad esempio, provvidenziale. A petto di risultati scientifici e culturali nulli o miserrimi infatti non si contano i danni, le regalie clientelari, le baracconate retoriche prodotti da questi consessi leggendariamente pletorici. Domenica scorsa, per esempio, ricorreva il quarto centenario della morte di Caravaggio. Nella caravaggesca Napoli la cosa è passata del tutto sotto silenzio: e mai silenzio è apparso più saggio. Ma a Roma una 'notte bianca' ha chiuso in modo appropriatamente isterico una serie di 'eventi' di scarsissimo livello (compresa la gettonatissima mostra-bignami delle Scuderie del Quirinale). Per non parlare della toscana Porto Ercole (il luogo della morte), dove il veliero di Cesare Previti ha portato in trionfo le sedicenti ossa dell'artista, e dove il ministro Brunetta ha inaugurato una patetica mostra curata dall'ex segretaria particolare del ministro per i Beni culturali. Per diretta partecipazione, o per approvazione più o meno tacita, la responsabilità di questo carnevale caravaggesco ricade in buona parte su un gallonatissimo Comitato Nazionale per Caravaggio. Ecco, che quel comitato non possa più spendere nemmeno un euro pubblico mi pare davvero un'ottima notizia.