Nucleare, Pd diviso su Veronesi Letta: mi fido, è una garanzia per tutti Ma Bersani insiste: il senatore incompatibile con lAgenzia Il ministro Prestigiacomo: opposizione frenata da troppi retaggi ideologici ROMA - Nessuno vuole parlare di divorzio, né Umberto Veronesi, né Pier Luigi Bersani. Ma tra lillustre oncologo, senatore del Pd, e il segretario democratico la separazione è in atto. Veronesi ha (quasi) deciso di accettare lofferta del ministro Stefania Prestigiacomo di guidare lAgenzia per la sicurezza del nucleare e ha professato la sua fede, già nota, nel nucleare. Bersani risponde: «Rispetto le sue scelte. Ma il Pd è contro il piano del governo. E lAgenzia non avrà solo un ruolo di garanzia, ma anche di controllo e dovrà dare autorizzazioni per le centrali». Il professore dovrebbe ripensarci, è lopinione del segretario. Non quella del suo vice Enrico Letta: «Spero che alla fine Veronesi sia presidente dellAgenzia. È una garanzia per tutti, nuclearisti e anti nuclearisti». Tornano a galla le fibrillazioni del Pd sul nucleare, mentre la Prestigiacomo canta vittoria: «Veronesi si conferma uomo di scienza e libero». Il ministro attacca lopposizione sostenendo che invocano scelte bipartisan , poi al "dunque", mostrano «tutto lo spessore dei retaggi ideologici ed è un peccato che a causa di queste chiusure settarie e illogiche in Italia non si riesca a discutere di niente». La faccenda è in realtà un po più complessa. Del piano sulle centrali nucleari non si sa molto, ancora meno dopo le dimissioni di Scajola, con la riffa in atto nel governo per spartirsi le deleghe del ministero dello Sviluppo economico. Certa è solo la battuta che Berlusconi fece in consiglio dei ministri nei giorni della discussione del suo divorzio dalla moglie Veronica: «Le scorie del nucleare le metterei a Macherio», ricordando che alla ex andava la villa di Macherio. In unintervista a Repubblica, Veronesi ha spiegato che lascerà lo scranno del Pd in Senato. «Atto doveroso», gli fanno notare nel partito. «Lincompatibilità è un dato di correttezza istituzionale», ribadisce Emma Bonino, vice presidente del Senato e leader radicale che ha presentato giovedì a Palazzo Madama una pregiudiziale al decreto-Agenzia, votata dai Democratici e bocciata dal centrodestra. «Veronesi faccia come ritiene - commenta Bonino - la mia opinione è che questo piano sul nucleare non serve al paese. Sullincompatibilità, ho posto un problema istituzionale che vale per lui, per Possa, per Stanca...». Che non si possa fare insieme il legislatore e il garante è principio-cardine. Almeno fin qui i Democratici sono unanimi. È sulla scelta di Veronesi, e sul nucleare, che si scatenano le polemiche. Per Roberto Della Seta, capogruppo in commissione Ambiente «nessuno mette in discussione lautorevolezza di Veronesi ma delude la sua scelta. Né lo si può far passare come un tecnico del nucleare. Se la Prestigiacomo vuole una autorità bipartisan chiami Jacques Attali». Invece Enrico Morando a Veronesi lha già detto: «Fa bene ad accettare, è un bene per il paese. Se non sarà nelle condizioni di operare, sarà il primo ad andarsene». Ermete Realacci (che seguirà il decreto alla Camera, dove sta per essere votato), spiega che «è unidea propagandistica del nucleare quella del governo»; che usa tecnologia già vecchia; che non abbasserà di un centesimo i costi dellenergia. E su Veronesi? «Enorme stima ma cosa centra? Non ha competenze tecniche sulla sicurezza».