Il Museo di Taranto non resterà incompiuto: nuovi fondi dalla Regione Da pagina 1 Contrordine: il Museo archeologico di Taranto (MarTa) non rimarrà un'incompiuta. La Regione ha rifinanziato il completamento del primo piano mettendo a disposizione 2.465.016 euro dei fondi Por 2000-2006 destinati alla valorizzazione e alla tutela del patrimonio culturale pubblico. Il dirigente del servizio Beni culturali della Regione, Francesco Virgilio, ha firmato la determina il 14 aprile scorso e ora si accinge a varare la nuova gara d'appalto. I due milioni e mezzo servono a completare gli allestimenti del primo piano del MarTa, a ultimare le sale espositive le cui vetrine offrono reperti provenienti dalle necropoli del IV e III secolo avanti Cristo, dai monumenti funerari, dalle tombe con oreficerie. Si tratta delle collezioni greche, appule e romane che nel 2009 hanno attirato oltre 55 mila visitatori. Il Museo archeologico di Taranto è il principale polo sulla Magna Grecia e uno dei più importanti musei archeologici del mondo. Riaperto nel 2007, dopo alcuni anni di chiusura per i lavori di ristrutturazione, è ancora a mezzo servizio. Sono aperti il piano terra e il primo piano, ancora da ultimare. Il secondo è un cantiere aperto; ci sono impianti da realizzare, allestimenti da preparare, finiture da ultimare. Occorrono dai sei ai nove milioni per portare a termine tutti gli interventi. Per trovare queste risorse si sono mobilitati i Comuni di Area Vasta del territorio ionico che hanno messo da parte inutili municipalismi concentrando l'attenzione e le richieste sul MarTa, definito una priorità strategica e centrale rispetto a un polo museale nel quale ci sono anche l'ex convento di Sant'Antonio, che ora ospita nei sottoscala centinaia di reperti che attendono solo di essere esposti al MarTa, e Palazzo Pantaleo, surrogato del museo durante gli anni della chiusura. Con il rifinanziamento di 2 milioni e mezzo si chiude in maniera positiva una vicenda che aveva suscitato preoccupazioni e proteste. Taranto recupera le stesse risorse già stanziate l'estate scorsa e che permisero alla Direzione regionale dei beni culturali di bandire l'appalto e di revocarlo in tutta fretta cinque mesi dopo a causa della revoca del finanziamento. Sembravano soldi perduti per sempre, anche se l'assessore regionale Gianfranco Viesti garantiva che sarebbero stati trovati in ogni caso. E così è stato. Ieri mattina, intanto, il museo tarantino ha ospitato le operazioni di riproduzione delle cariatidi di Vaste, in provincia di Lecce, ad opera di ingegneri e architetti dotati di scanner-laser. L'intervento rientra in un progetto della Direzione regionale dei Beni culturali, finanziata con 200 mila euro di un accordo di programma tra Regione e ministero, il cui obiettivo è di ricollocare le cariatidi nella loro sede naturale, cioè l'area archeologica di Vaste, situata a pochi chilometri da Poggiardo. I quattro originali delle statue si trovano oggi distribuite tra il museo di Taranto, che ne ospita tre, e il museo Castromediano di Lecce dove ce n'è una. Quando la riproduzione in resina verrà ultimata sarà possibile ricomporre il monumento nel suo insieme per sistemarlo a Vaste. Il ritrovamento delle quattro cariatidi risalenti al quarto secolo avanti Cristo avvenne a fine '800 proprio a Vaste, e qui le cariatidi ritorneranno. Il MarTa, intanto, in attesa di riaccogliere la «Persefone Gaia», ancora esposta al Pergamon di Berlino dopo essere stata trafugata cent'anni fa, sta vivendo un'estate positiva per numero di visitatori e interesse suscitato. E' una nuova conferma della sua importanza culturale e turistica. Il Museo archeologico è il sito più visitato nell'area tarantina insieme con il Castello Aragonese della Marina militare. Istituito nel 1887, occupa fin dalle origini l'ex convento dei frati Alcantarini, costruito a metà del XVIII secolo. In seguito ad interventi di ingrandimento a metà del XX secolo s'è allargato anche all'adiacente corpo settentrionale dell'ala Ceschi. Nel 1998 ha chiuso, i reperti sono stati trasferiti in parte a Palazzo Pantaleo, nella città vecchia, e hanno avuto inizio i lavori di ristrutturazione. La parziale riapertura al pubblico è avvenuta il 21 dicembre 2007 con l'allora ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli.