Ultimo a parlare, ha ascoltato, ha preso appunti, tradendo a tratti la perplessità sulle parole degli interlocutori. Dario Nardella, vicesindaco di Firenze, non cede sul fronte dehors, anzi è categorico: «Quando si parla di dehors si incorre spesso in un equivoco: stiamo parlando dello sfruttamento di una risorsa pubblica. È come parlare di acqua, di spiagge. C'è differenza fra esercizio aperto al pubblico e luogo pubblico. L'amministrazione ha il dovere di regolamentare in un problema che è politico e culturale: tocca i temi dell'uso privato degli spazi di tutti, del decoro, dell'estetica e dell'arredo urbano». Nardella ha invitato a un cambio di rotta, a un consumo sostenibile dello spazio pubblico. «Non esiste un diritto assoluto a usare lo spazio pubblico. Si tratta di una concessione. Serve un atteggiamento etico: ciò che levo alla città devo restituirlo. Tutti usano Firenze, nessuno fa qualcosa per la città. Noi per la prima volta invitiamo le categorie a partecipare al governo della città, come ha suggerito Ernesto Galli della Loggia dalle colonne del Corriere della Sera ». E gli oneri considerati eccessivi per adeguare i dehors? «Non mi si dica ha risposto che i 30.000 euro di spesa sono una disgrazia. Nessuno obbliga nessuno e le aziende, a fine anno, fanno un bilancio. Il Comune vede una costante crescita nelle richieste di autorizzazione ai dehors: significa che il guadagno c'è». Sui termini del concorso ha garantito che non si tratta di un bando iper-regolamentato: «Lascia ampi spazi ai creativi, linee guida non vogliano dire modellini fissi. Vorremmo dei dehors che alla libertà progettuale affianchino il rispetto per il territorio». Rivendica il coinvolgimento della soprintendenza, assente nel vecchio accordo: una tutela anche per i commercianti, evitando così un diniego successivo all'autorizzazione comunale. Poi l'annuncio: «Dopo i dehors ci occuperemo della pubblicità. Firenze è invasa da 32.000 metri quadri di spot. Faremo un bando internazionale per ridurre i metri quadri e aumentare la qualità. Ciò che rifiuto categoricamente ha concluso dopo le repliche è l'accusa di mancanza di rispetto da parte del Comune. Il rispetto c'è ed è tale da chiedere alle imprese di accettare la sfida per il governo della città, chiamandole al nostro tavolo».