La richiesta è stata fatta durante il laboratorio progettuale in cui Marson illustrava come sarà il territorio tra Firenze e Prato La comunità senegalese allassessore "Vogliamo fare i contadini nella Piana" "Continuità con Castello? Non mi è chiaro che cosè quel progetto" Il Parco della Piana? Una sorta di «Central park» dellarea metropolitana, dice lassessore regionale allurbanistica Anna Marson. E il primo a farsi avanti per lavorare nel parco è un gruppo di senegalesi campigiani: «Ho proposto di creare un centro di formazione per lagricoltura perché il parco può costituire unoccasione di lavoro per la comunità senegalese e per tutti coloro che sono interessati», spiega Mohamadou Bamba Diouf. Il rappresentante della comunità senegalese campigiana e presidente dellassociazione di assistenza per bambini diseredati (Aed) che, con il suo intervento al laboratorio del Parco della Piana, a villa Montalvo sorprende tutti i partecipanti, sindaci e assessore Marson compresi. «Quello dei nuovi agricoltori è sempre un problema, non è facile trovarli e la richiesta dei senegalesi interessati a portare avanti un progetto legato al parco è sicuramente interessante», dice concludendo ieri mattina la tre giorni di laboratorio cominciato giovedì. Certo, la realizzazione del parco è ancora lontana. Le macchie di verde che oggi appaiono qua e là nella piana tra Firenze e Prato, frutto di uno sviluppo non governato, attendono ancora un progetto unitario che le leghi e le colleghi assieme. Ma il laboratorio organizzato a villa Moltalvo è almeno servito a mettere insieme le prime idee di amministratori e associazioni: «Dobbiamo passare da una conurbazione priva di qualità ad una vera città metropolitana dal cuore verde», sostiene Marson. «Il territorio della Piana, dove vive quasi un milione di persone è smembrato da un insieme di infrastrutture che non ha eguali e in mezzo ci sono brandelli di campagna residua troppo spesso visti da chi non vive nella Piana come spazi vuoti da riempire», aggiunge la responsabile urbanistica della Regione. Parole che qualche sindaco legge come un altolà a Firenze. Quantomeno come una risposta perplessa a chi vorrebbe realizzare la nuova pista di Peretola parallela allautostrada, senza andare tsmnto per il sottile con il Parco. «La pista? Vedremo», si limita a dire Marson, confermando di voler rinviare ad un approfondimento tecnico la discussione sulla pista. E Castello? Il Parco della Piana deve o no essere collegato con quello di Castello? «Non mi chiaro cosa sarà il progetto Castello, aspettiamo il Piano strutturale di Firenze, certo laeroporto attuale è una barriera», dice lassessore alludendo alla pista est-ovest attuale. Il Parco della Piana, con ladesione di Lastra a Signa, ha ormai raggiunto sulla carta lestensione di 7mila ettari. Una fetta di territorio che in futuro, è stato detto al laboratorio di villa Montalvo, dovrà essere collegato con piste ciclabili e trasporto pubblico ferroviario. E che dovrà ospitare parchi giochi e attività culturali. «E emerso anche dalla discussione che abbiamo avuto, il Parco deve essere lelemento ordinatore di questo territorio, riconnettendo e qualificando - sostiene lassessore Marson - con lobiettivo di ridare unimmagine civile alla vera porta di accesso a Firenze». (m.v.)