Fate conto. È come se i maestri di sci della storica scuola di Cortina o quelli del Tennis club Parioli di Roma fossero solo dei praticoni e si fregiassero abusivamente di quel titolo, gabbando nell'ordine i Comuni, i regolamenti e l'opinione pubblica Gente senza «stella», senza contratto, che sfrutta al meglio il Far West normativo e la pigrizia burocratica che annega controlli e verifiche nelle sabbie mobili dell'ignavia. Anzi finge che il problema non esista. Gli storici barcaioli dell'isola azzurra Forse il paragone è finanche riduttivo perché i 42 battellieri di Capri esercitano da oltre mezzo secolo il mestiere di «Caronte» non solo in un pratico regime di monopolio, ma «sfruttando» un bene pubblico, la Grotta Azzurra, tesoro unico al mondo. Un'attività esercitata da ben 58 anni tanti sono quelli dipanatisi dalla fondazione del «Gruppo Battellieri Capresi» senza aver mai sottoscritto alcun patto contrattuale con i Comuni isolani o con la Soprintendenza, «proprietari» e custodi di quel magico antro azzurro. Da anni i battellieri, iscritti alla coop isolana, si muovono lungo il crinale di un vuoto normativo e di uno scartiloffio contrattuale. In pratica a orientare i loro comportamenti è solo un codice di autodisciplina che risale a dieci anni fa. Una sorta di accordo simile a quello che si stila per regolare le pulsioni e i turni dei partecipanti a una bocciofila, anche meno giuridico e cogente di quello che si compila per l'uso di spazi comuni in un condominio. Da 58 anni nessuno si è chiesto in base a quale vincolo contrattuale la coop dei battellieri accogliesse 25-30 mila turisti all'anno all'imbocco della Grotta azzurra, li trasbordasse a gruppi di cinque su barchette a remi per poi portarli, accucciati, all'interno della Grotta più celebre al mondo e intascare 7,5 euro a testa. Non ne aveva titolo e nessuno è andato dalla coop a chiedere conto. Come sempre accade, c'è voluto un po' di cronaca nera per accendere i riflettori su quel club esclusivo, scandito da comportamenti arcaici e dalla trasmissione familiare del mestiere. All'inizio di luglio una violenta lite tra due battellieri si concluse a colpi di remi: una disfida acquatica che colorò il fondale azzurro della Grotta di un rosso accesso. Ma i tredici punti di sutura sul cranio del malcapitato non ricucirono anche la vertenza che si era clamorosamente aperta. In quel momento, ci si rese conto che Comuni di Capri e Anacapri e Soprintendenza avevano le mani legate e non potevano mettere becco nella lite. Spettava solo al Gruppo battellieri sanzionare i propri affiliati con l'applicazione di un «codice» interno che punisce liti tra gli associati, riottosità verso il caposquadra, mancanza di fair play nei confronti del turista. Ad esempio, farsi giustizia con il remo e mandare il collega all'ospedale si traduce in una sospensione di dieci giorni dal lavoro. Solo in caso di recidiva violenta si rischia di perdere il posto per decisione sovrana del presidente dei battellieri. I Comuni isolani ora promettono di mettere fine alla gestione «autarchica», ristabilendo regole e comportamenti. Ma i battellieri per il momento remano contro.