Il museo dell'Alfa Romeo di Arese sta per diventare bene storico e culturale e, come tale, viene messo sotto tutela dalla Soprintendenza. Motivazione: «La straordinaria importanza della raccolta di automobili e del suo archivio storico». Vincolato anche lo stabile del centro direzionale. Da pagina 1 Non toccate le Alfa. Il museo del Biscione che si trova ad Arese si avvia a diventare bene storico e culturale e, come tale, viene messo sotto tutela dalla Soprintendenza. Motivazione: «La straordinaria importanza della raccolta di automobili del museo e del suo archivio storico». Sotto vincolo anche lo stabile del centro direzionale, «parte integrante e inscindibile rispetto ai beni in esso contenuti». La mitica 8c 2300 che nel '31, alla guida di Nuvolari, vinse il Gp d'Italia. Sotto, Nicola Romeo, il fondatore della storica casa. Nella foto in alto, Giuseppe Merosi, primo progettista dell'Alfa nel 1910 a bordo di uno dei suoi prototipi Nonostante sia conosciuto solo ad appassionati e addetti ai lavori, quello di Arese è uno dei maggiori musei al mondo in ambito motoristico. D'altra parte la storia dell'Alfa di cui si è celebrato il centenario il 24 giugno scorso è la storia dell'auto. L'esposizione si trova a pochi minuti dall'uscita Arese dell'Autolaghi. Rade indicazioni conducono alle palazzine del centro direzionale: l'ultimo avamposto abitato nella landa sconfinata dei due milioni di metri quadrati e oltre che una volta ospitavano la città-fabbrica del Biscione. Quello che si vede all'interno (130 le vetture in esposizione) è solo una minima parte del patrimonio inestimabile del museo. Il resto si trova nel garage caveau sotterraneo. Qui ci sono le auto che fecero dire a Henry Ford: «Quando passa un'Alfa Romeo mi tolgo il cappello». E a Enzo Ferrari: «All'Alfa sanno fare i guanti alle mosche». Custoditi negli archivi l'atto notarile di fondazione dell'azienda, del giugno 1910, e le lettere che Mussolini, alfista della primora, inviava a Nicola Romeo per ordinargli di vincere. All'interno niente aria condizionata e lay out spartano. Non c'è l'ombra di un bar e tantomeno di un punto vendita con gadget e documentazione per gli appassionati. L'ingresso è gratuito, dal lunedì al venerdì. Stimare il valore presente è impossibile. Si parla di centinaia di milioni di euro. Un museo americano avrebbe offerto venti milioni di euro soltanto per l'Alfa 158 che alla guida di Nino Farina vinse il primo Gran Premio nel 1950. Dodicimila i visitatori nell'ultimo anno, in gran parte stranieri. Basta dare un'occhiata al registro degli ingressi di giornata: gli italiani sono una rarità, c'è gente che arriva da tutto il mondo, dalla Russia agli Stati Uniti, dall'Australia alla Finlandia. «Siamo stati noi di Arese a chiedere alla Soprintendenza di vincolare il museo rivendica al telefono il sindaco della cittadina alle porte di Milano, Gianluigi Fornaro, Pdl . L'azienda ci ha già portato via il lavoro, temevamo che da un giorno all'altro questo patrimonio storico del nostro territorio venisse a sparire». Tra i ruderi della fabbrica che fu, si vocifera che negli ultimi anni Fiat abbia meditato il passo indietro rispetto al rilancio del museo promesso negli anni scorsi. L'azienda aveva ottenuto l'autorizzazione per costruire persino un albergo vicino al centro direzionale. Oggi il quartier generale di Torino non si mostra indispettito per il provvedimento della soprintendenza. Al contrario, Fiat parla di «soddisfazione per una bell'esempio di collaborazione pubblico-privato nell'interesse del museo». Il procedimento avviato dalla Soprintendenza si concluderà entro la fine di gennaio. Eventuali osservazioni dovranno essere presentate dalla proprietà entro 140 giorni dalla comunicazione e quindi entro la fine di novembre. In base all'accordo di programma sull'area che a settembre sarà firmato salvo colpi di scena dal presidente della Regione oltre che dai sindaci di Lainate, Rho e Arese, a due passi dal museo sorgerà il centro commerciale più grande d'Europa. E villette, servizi, uffici. Riuscirà Milano a salvaguardare quel che resta di un pezzo glorioso della sua storia?
Corriere della Sera
25 Luglio 2010
MILANO - Il museo dell'Alfa Romeo patrimonio culturale. Sarà posto sotto tutela dalla Soprintendenza
RI
Rita Querzé
Corriere della Sera
Il museo dell'Alfa Romeo di Arese, noto come "Il museo del Biscione", sta per diventare un bene storico e culturale grazie a una decisione della Soprintendenza. La motivazione è la straordinaria importanza della raccolta di automobili e del suo archivio storico. Lo stabile del centro direzionale è anche stato vincolato. Il museo è uno dei più grandi al mondo in ambito motoristico e ospita oltre 130 vetture in esposizione. L'archivio storico è custodito nel garage caveau sotterraneo.
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