Finanziamenti concessi ma non restituiti per l'87, ampio ricorso alle risorse statali (225 milioni) per ovviare ai mancati rimborsi dei privati, alto tasso di contenziosi con ulteriori mancati rientri. È lo stato dell'arte delle sovvenzioni pubbliche per i film dichiarati di «interesse culturale nazionale» gestite dalla Bnl presieduta da Luigi Abete per conto del ministero dei Beni culturali retto da Giuliano Urbani. Nella relazione della Corte dei conti sui molteplici fondi di rotazione a favore delle imprese, i giudizi più severi dei magistrati contabili li raccolgono proprio i fondi statali per il cinema che lo stesso Urbani ha di recente riformato: anche perché il 90 dei film finanziati ha avuto in media dai 2o0 ai 500 spettatori. Ecco il j'accuse della Corte: «A fronte di un erogato a carico del Fondo di garanzia di circa 260 milioni di euro (pari al 70 del costo di produzione della pellicola) sono stati restituiti solo 34 milioni». Non solo: delle 453 operazioni di sovvenzionamento, per le quali il biennio di finanziamento è terminato, ben 104 sono in contenzioso: «Ed è possibile ipotizzare che si concluderanno con altri mancati rientri». Insomma, quello che doveva essere in principio un fondo rotativo, con rimborso, si è trasformato di fatto in contributi a fondo perduto. I motivi? Il groviglio normativo e l'insufficiente monitoraggio degli uffici ministeriali, è la conclusione dei magistrati.