Roma. «No ai marmi dei Torlonia a Villa Sta per partire, dalla Sezione romana di «Italia Nostra», una lettera indirizzata al sindaco Walter Veltroni, perché dia attuazione alla sua idea di destinare il complesse capitolino di Via dei Cerchi ad ospitare la favolosa collezione di marmi antichi dei Torlonia - 620 sculture che Federico Zeri definiva «il più importante museo privato di statuaria romana esistente a mondo» - e che da circa 40 anni è ammucchiata nelle cantine di Palazzo Torlonia in via della Lungara 3. L'edificio, agli inizi degli Anni Sessanta, fu infatti trasformato dai proprietari da Museo privato aperto al pubblico (qual'era, fin dal 1883, per decisione del Principe Alessandro Torlonia), in un complesso residenziale elitario dove abitano o hanno abitato come prestigiosi inquilini, Bernardo Bertolucci, Fernanda Pivano, Tito Schipa junior, lo psicoanalista Ottavio Gianni Rosati... Ma qual è l'emergenza che ha allarmato «Italia Nostra»? (Fin da 1979, l'associazione si è battuta per restituire alla città la collezione Torlonia, ed Antonio Cederna ne ottenne la confisca successivamente annullata per sopravvenuta amnistia). E tuttavia c'è da dire che quella che in molti ritengono una «emergenza», per il Ministro Giuliano Urbani è invece una SUA grande vittoria. Ne parla infatti così a Paolo Conti,nei libro-intervista, «Giuliano Urbani - Un liberale alla cultura - Polemiche e prospettive», realizzato dal giornalista del Corriere della Sera. «Si - dice Urbani - con un atto di generosissimo altruismo la Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, ed il suo presidente, il professor Emanuele Emmanuele, hanno proposto di sostituirsi in pratica allo Stato per regalare al pubblico godimento, in forma completamente gratuita e in uno dei più ospitali palazzi storici del centro di Roma, Palazzo Sciarra, un autentico tesoro...». «Noi non abbiamo niente, in linea di principio, contro le Fondazioni che si assumono l'antico ruolo dei grandi mecenati - mi spiega Mirella Belvisi di «Italia Nostra». «Anche se preferiremmo che certi tesori li gestisse lo Stato... Ma qui il problema è Palazzo Sciarra. E' uno splendido palazzo della fine del Cinquecento...». (Stendhal, nelle sue «Passeggiate romane», ne visita la Galleria, citando i quadri di Guido Reni e di Andrea del Sarto). «Ma - continua la signora Belvisi - è del tutto inadatto ad ospitare la Collezione dei marmi antichi. Intanto perché conserva ancora dei magnifici arredi e quadri, ma soprattutto perché la costruzione non ne reggerebbe il peso». Ma a proposito di Stendhal, trovo delizioso, e attualissimo, il suo ritrattino del «Banchiere Torlonia, duca di Bracciano» (fu lui, Giovanni Torlonia, ad iniziare la collezione nel 1810): «Monsieur Torlonia ha una specie di ingenuità nel suo rispetto senza limiti per il danaro...». Lo scrittore francese è invitato ad un ballo a Palazzo Torlonia - «Le sue feste sono più belle e brillanti di quelle di qualsiasi sovrano d'Europa» - e ciò che scandalizza le dame inglesi, ospiti e clienti del principe-banchiere - «Si vede che è incapace di godere delle belle cose che ha riunito attorno a sé...», sussurrano - conquista invece Stendhal: «Monsieur Torlonia c'est un homme a argent par excellence», scrive ammirato. (Sembra che il danaro investito dalla Fondazione della Cassa di Risparmio per l'acquisto della Collezione si aggiri attorno ai 180 miliardi di vecchie lire. Chi sa se il banchiere Giovanni l'avrebbe trovato un buon affare?).