Per lagenzia regionale nata nel 1999 gli incarichi si moltiplicano ma la vigilanza costante è sempre più difficile Così la riforma Formigoni ha aumentato il peso della politica Civati, Pd: il Pirellone ha trasformato listituzione in un ente paraprivato che si muove "on demand", fatturando per di più il servizio Legambiente: il controllo vero di Montecity avrebbe richiesto mezzi che non ci sono. E gli inquinatori agiscono di notte o di sabato, a uffici Arpa chiusi Deve «supportare le decisioni sul territorio» delle istituzioni locali ma si rivolge anche «al cittadino perché possa conoscere e valutare». LArpa, lagenzia regionale per la protezione dellAmbiente, attivata nel 1999, deve inoltre ispirarsi «ai principi della competenza tecnico-scientifica, dellautonomia gestionale e della multireferenzialità verso le istituzioni, le imprese e i cittadini». Ma è davvero così autonoma? Giuseppe Civati, del Pd, mette in discussione questassunto: «Che la Regione Lombardia affermi che lArpa faccia i controlli solo se le è richiesto, conferma quanto la riforma regionale dellagenzia, promossa da Formigoni negli anni scorsi, abbia reso assolutamente inutile e al di sotto delle esigenze di una regione come la nostra uno strumento che dovrebbe invece essere fondamentale per i controlli ambientali». E nel caso di Santa Giulia, «pensare che non vi fosse una vigilanza continua e costante da parte della Regione, ci allarma e richiede da parte del Consiglio un intervento urgente per riportare le cose al loro posto». Daltra parte, però, è stata proprio lArpa a portare alla luce la montagna di veleni che giaceva nel sottosuolo di Santa Giulia. E questo perché, oltre ad attivarsi su richiesta degli enti pubblici, dei comuni, delle Asl, della Provincia e della Regione quando è necessario per i controlli di legge - valutare le fonti dinquinamento o verificare le caratterizzazioni ambientali fatte dai programmi negli interventi edilizi - i tecnici dellagenzia conservano anche la veste di ufficiali di polizia giudiziaria. Tuttavia la loro attività è programmata, ogni anno, di concerto con la Regione. E non è facile tenere tutto sotto controllo quando si è in pochi. Un dirigente come Paolo Perfumi, il responsabile del procedimento di Santa Giulia, ad esempio, doveva tener docchio contemporaneamente duemila procedure di bonifica in tutta la Lombardia. «Come in tutti gli enti pubblici, anche nellArpa - spiega Edoardo Baj, responsabile bonifiche di Legambiente - cè una restrizione dei finanziamenti e un blocco del turn-over. I loro mezzi sono assolutamente insufficienti, rispetto ai compiti che devono svolgere, che sono enormi. Anche il controllo vero di una bonifica come Santa Giulia avrebbe richiesto risorse che non hanno. E gli inquinatori agiscono di notte, o di sabato, quando i loro uffici sono chiusi». Detto questo, aggiunge Baj, sulla loro funzione di polizia giudiziaria «ora, sempre di più, prevale quella programmatoria, concordata con i politici. Per questo è in parte vero che hanno perso autonomia». Costretti, per limiti di bilancio a privilegiare attività che siano remunerate da altri enti pubblici, i funzionari dellArpa sono così tra lincudine e il martello. «Chi ha tentato di resistere a questo destino, cercando di conquistare autonomia, è stato il primo presidente, Edoardo Croci - spiega Carlo Monguzzi, storico ambientalista, oggi nel Pd. Ora, aggiunge Civati, «Formigoni ha posto sotto il suo stretto controllo unagenzia che invece dovrebbe operare in autonomia e, nellinteresse della tutela ambientale, controllare le operazioni importanti come le bonifiche. La recente trasformazione voluta invece dal Pirellone ha trasformato lagenzia in un ente paraprivato che controlla on demand, fatturando per di più il servizio. Non è solo così che deve funzionare, come ha peraltro sottolineato ieri il presidente della Commissione bicamerale di inchiesta sui rifiuti Gaetano Pecorella in merito alla vicenda Santa Giulia. Crediamo sia necessario - conclude Civati - correre urgentemente ai ripari: la Regione deve dettare ogni anno le aree di intervento e di monitoraggio su cui lagenzia assolve ai propri compiti di controllo a tutela dellambiente e della salute pubblica». Per il momento lArpa è strapazzata da tutte le parti: la procura da un lato si affida ai suoi tecnici per scoprire linquinamento, dallaltra verifica la sua attività di vigilanza. Il Comune scarica tutta la colpa del disastro sui suoi pareri, interpretati come "favorevoli" o non sufficientemente allarmistici. Finisce che lArpa si ritrova ad essere nello stesso tempo indagatrice e oggetto dindagine. E il paradosso è tutto nella chiusa dellultimo comunicato, diffuso ieri sul caso Montecity: «Prosegue la collaborazione con la procura di Milano, contestualmente a tutte le necessarie verifiche, anche al proprio interno, rispetto alla corretta gestione del procedimento».