SOMMA VESUVIANA. Potrebbe essere il primo elemento della Basilica della villa dove morì l'imperatore Augusto, quel timpano intercettato nei giorni scorsi dagli archeologi della missione giapponese, che da tre anni stanno lavorando al recupero dell'importante struttura d'epoca romana. «Quasi certamente -conferma il coordinatore dello scavo Masanori Aoyagi (è professore di Archeologia all'Università di Tokio e capo del Comitato Culturale dell'Unesco per il Giappone, oltre ad essere ex Preside della facoltà di Lettere ed ex Rettore dell'Ateneo della capitale nipponica) - si tratta della parte superiore dell'ingresso di un grande santuario». Un'apertura spettacolare, maestosa, per un edificio sacro dedicato a un dio ancora sconosciuto. Il timpano, difatti, è di finissima fattura e, anche se appare in condizioni di precarietà, offre ancora la possibilità di leggere le tracce di stucco e i disegni che in antico dovettero impreziosirlo. Al centro di quella architettura, resta visibile una corona, anch'essa realizzata a rilievo, che indica appunto la destinazione a monumento sacro della fabbrica. Ai lati del timpano sono due nicchie, appena emerse e ancora da indagare, che in antico ospitarono statue messe a maggior ornamento dell'edificio. Quest'ultimo rinvenimento, sulle prime, non aveva affatto indirizzato gli archeologi verso l'ipotesi di edificio sacro, ma aveva fatto pensare a un alloggiamento per una statua maestosa, considerate le misure del timpano. Poi, il progredire dello scavo ha fatto intravedere i segni di un vano e ha dato il "la" all'ipotesi dell'edificio sacro. Che dovrebbe continuare ancora per diversi metri alla sinistra del portico d'ingresso della villa, e sotto l'attuale calpestio del piano di campagna. La scoperta dell'importante elemento architettonico conferma ancora una volta che ci si ritrova di fronte a una costruzione al di fuori dell'ordinario. In quel fabbricato che le indagini con il geo radar (quando era ancora sotto terra) indicarono come una serie di strutture colossali, esiste tutta una sequenza costruttiva che abbraccia almeno tre secoli. Intercettata agli inizi degli anni Venti, il fabbricato venne subito indicato da Matteo Della Corte, inventore dell'Epigrafìa pompeiana, come la residenza "apud Nolam" (presso Nola) dove morì l'imperatore Augusto nel 14 dopo Cristo. Dalle prime indagini, allora, emersero, a otto metri di profondità, i resti di un maestoso portico, in pietra vesuviana, a due livelli. Il primo, alto dieci metri, sosteneva una fuga di colonne di marmo, alte ancora quattro metri, su cui poggiava una travatura in travertino. E di marmo speciale è anche il colonnato - peristilio che gli archeologi giapponesi stanno riportando alla luce. «Si tratta - spiega Aoyagi - di colonne ricavate da blocchi unici di un marmo del II secolo, fatto venire da una cava africana aperta dall'imperatore Settimio Severo». Come poi siano state trasportate sino alla villa, considerato che dovrebbero essere alte circa sei metri (sono ancora interrate per metà), per adesso resta ancora un mistero. «Forse - suggerisce l'archeologa Giuseppina Cerulli Irelli, già Soprintendente archeologo di Napoli e di Pompei che della villa sta indagando aspetto e impatto economico in epoca romana - sono state trasportate sfruttando un corso d'acqua. Bisognerà trovarne le tracce. Certo che la villa si dimostra giorno per giorno una testimonianza di un eccezionale interesse scientifico, storico ed economico».
Alla luce i tesori della villa di Augusto
Gli archeologi giapponesi hanno scoperto un timpano intercettato nei giorni scorsi nella villa dove morì l'imperatore Augusto. Il timpano è di finissima fattura e offre la possibilità di leggere le tracce di stucco e i disegni che in antico dovettero impreziosirlo. È probabile che si tratti della parte superiore dell'ingresso di un grande santuario. Il timpano è stato trovato vicino a due nicchie che ospitarono statue messe a maggior ornamento dell'edificio. La scoperta conferma che la villa è una costruzione al di fuori dell'ordinario. La struttura è stata costruita in almeno tre secoli e include un portico, un colonnato e una travatura in travertino.
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