I privati in campo nella difesa del patrimonio culturale italiano. In clima di tagli alla finanza pubblica, l'assemblea dell'Associazione Civita, che si è tenuta ieri, è stata l'occasione per rilanciare un ruolo maggiore delle risorse private, a partire dalle imprese, per tutelare ma anche per rendere più utilizzabili i beni artistici e i musei del Paese. «Le esperienze italiane dimostrano che il loro coinvolgimento è stato troppo timido e quindi inefficace», ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, invitata nella sede del Maxxi, museo da poco inaugurato a Roma che ha subito segnato un record di visitatori, dove si è svolta l'assemblea. Un invito significativo, quello della Marcegaglia, che si è trovata sul palco accanto al presidente di Civita, Antonio Maccanico, al vice presidente, Bernabò Bocca, al presidente onorario Gianni Letta. Sia Maccanico che Bocca hanno messo in evidenza la riduzione delle spese del ministero dei Beni culturali, dallo 0,34 del bilancio dello Stato nel 2005 all'attuale 0,21. Obiettivo di Civita è radicarsi in regioni strategiche nelle quali, nel breve periodo, promuovere l'aggregazione di imprese attorno alla cultura. La presidente di Confindustria ha lanciato quattro proposte, sottolineando che la Confederazione, insieme a Confcultura, Federturismo e Confindustria Servizi Innovativi sta già lavorando a un progetto per la Borsa internazionale delle mostre, per attrarre finanziamenti. La prima proposta, non dare più risorse a pioggia alle migliaia di soggetti pubblici, «protagonisti dell'offerta culturale inefficiente». Bisogna spostare le risorse su criteri che tengano conto della domanda e premino la migliore offerta. «Il contributo pubblico deve affiancare quello privato solo a patto di averlo saputo reperire in modo equivalente», ha detto la presidente degli industriali. Altro tema, la valorizzazione dei musei: andrebbero affidati ai privati alcuni musei in totale concessione sperimentale, superando i limiti posti dall'attuale ordinamento, che affida ai privati solo la gestione di alcuni servizi. Su questa idea subito è arrivato il sì di Mario Resca, direttore valorizzazione del ministero Beni culturali, sottolineando che in Francia già accade. Terza proposta, estendere alle sponsorizzazioni effettuate dalle imprese private in progetti culturali le regole del credito d'imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico. La quarta proposta alzare dal 19 attuale al 30 l'aliquota da portare in detrazione fiscale, quando le erogazioni culturali siamo effettuate da persone fisiche. «Non è impossibile nel giro di qualche anno raddoppiare l'apporto netto che il turismo arreca alla bilancia dei pagamenti italiana. Il patrimonio culturale è parte integrante della qualità dell'offerta del turismo», ha detto la Marcegaglia, sottolineando ciò che già fanno grandi aziende come Eni, Telecom e Pirelli, l'attività di associazioni come Civita, con le risorse stanziate dagli associati. Secondo i dati di Civita un 15 delle imprese italiane investe ogni anno in sponsorizzazioni per la cultura, nel triennio la quota passa al 47,2 per restauri ed eventi e si tende a confermare l'investimento nel tempo.