L'assessore Urso: siamo molto fiduciosi, risolveremo la questione» Il Tribunale di Messina ha sospeso la vendita dell'ex pretura. Scongiurata, quindi, almeno per il momento la prospettiva che l'immobile di Corso Umberto finisca nelle mani di privati e soprattutto che vada all'asta. La decisione del giudice, Ugo Scavuzzo, è stata appresa a Palazzo dei Giurati nella mattinata di ieri, accolta con soddisfazione dal sindaco Mauro Passalacqua, dal presidente del Consiglio, Eugenio Raneri, e dall'assessore Fabio D'Urso che avevano anche presentato nelle scorse settimane un esposto alla Procura della Repubblica questa vicenda. L'udienza per il caso pretura si era svolta in Tribunale il 2 luglio scorso: ora il giudice ha sciolto la riserva. «Si dispone - si legge nel provvedimento del giudice - la sospensione delle operazioni di vendita del bene immobile sito nel Comune di Taormina Corso Umberto, n.61, fino alla definizione del procedimento di verifica». Rimane, infatti, normativamente in piedi la procedura a suo tempo avviata per l'esproprio, cioè il pignoramento, del bene. «Il procedimento liquidatorio afferma il dispositivo può compiersi tecnicamente e giuridicamente a prescindere dall'esito della proposta transattiva citata e avanzata dal Comune di Taormina agli organi della procedura fallimentare. La parte opponente (cioè il Comune) ha dedotto, solo nell'aprile 2010 a distanza di cinque anni dal pignoramento contestato, che l'immobile farebbe parte del proprio patrimonio indisponibile e come tale non avrebbe potuto essere pignorato (nel 2005). Veniva quindi documentata l'effettiva volontà dell'Amministrazione di destinare quel bene ad un pubblico servizio, ma il Comune ha omesso di documentare l'effettiva e attuale destinazione del bene a pubblico servizio. Per l'effetto ed in mancanza di attuale effettiva destinazione del bene in contesa a servizio pubblico deve ritenersi irrilevante il fatto che il Comune di Taormina abbia, con autonoma determinazione amministrativa, destinato l'ex pretura a pubblico servizio senza che alla citata determinazione sia seguita l'effettiva e attuale destinazione al citato servizio del bene». L'ex pretura, ricordiamo, è stata destinata dal Comune alla costituenda Fondazione Taormina Arte. Si fa poi riferimento al vincolo posto dalla Soprintendenza: «solo nell'udienza del 2 luglio il Comune ha documentato che l'immobile pignorato è oggetto di procedimento di verifica d'ufficio dell'interesse culturale». «La citata circostanza - spiega Scavuzzo - impone la sospensione delle operazioni di vendita del bene pignorato. Tale verifica si impone e sopravviene un regime di inalienabilità temporanea del bene che non può ripercuotersi in seno alla presente procedura esecutiva e sul regime della programmata vendita giudiziaria del bene oggetto di verifica». La verifica avviata dall Soprintendenza dovrebbe compiersi entro 120 giorni: «In ipotesi di formale riconoscimento dell'interesse culturale del bene, non potrà farsi applicazione della regola della priorità della costituzione del vincolo pignoratizio». «La notizia della sospensione della vendita conforta la nostra tesi e le aspettative dell'Amministrazione - dichiara l'assessore D'Urso - e adesso siamo molto fiduciosi di poter risolvere definitivamente la questione. Fondamentale è stata l'intuizione che ha portato alla possibilità di evidenziare il vincolo della Soprintendenza. Ci sono state tante voci in città che facevano presagire una vendita che sembrava ormai prossima, e invece abbiamo lavorato bene e siamo riusciti a scongiurare il peggio. A questo punto, alla luce della notizia positiva che abbiamo appreso dal Tribunale, si può presagire l'opportunità concreta di predisporre quanto prima, dopo l'approvazione del bilancio, l'atto amministrativo che sancisca il definitivo trasferimento dell'ex pretura alla Fondazione Taormina Arte». La curatela fallimentare ha sin qui vantato un credito verso il Comune di 829 mila 346 euro, oggetto di contestazione giudiziaria nel giudizio iscritto al n. 3402002 R.G.C., nonché un ulteriore credito di Un milione 204 mila 281 euro, scaturente da decreto ingiuntivo n.1082002, provvisoriamente esecutivo, anch'esso oggetto di contestazione nell'ambito del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo n. 282003.