Larte cinese sbarca a Roma. Ma da palazzo Venezia rischia di non andarsene più. Il governo di Pechino avrà in gestione per almeno cinque anni uno spazio in un museo romano. Dopo aver offerto allItalia mille metri quadri nel nascente museo su piazza Tienanmen, la Repubblica popolare vuole altrettanti metri espostivi nelledificio dove si affacciava Mussolini. E che ha anche un affaccio su via del Plebiscito. Proprio da quellentrata si dovrebbe accedere al "Museo della Cina a Roma". La direzione generale per la Valorizzazione del ministero Beni culturali, guidata da Mario Resca, aveva offerto una parte del museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano. Una sede antica, prestigiosa. Ma lentrata sulla piazza della stazione Termini ai cinesi non è andata giù. «Sono stati irremovibili. "Vogliamo piazza Venezia", hanno detto», racconta Resca. È partita quindi la richiesta delle piante del palazzo costruito da papa Paolo II Barbo. E sono stati individuati - in attesa del via libera della Soprintendenza al Polo museale, «ma spero che la burocrazia non ci si metta di mezzo», dice Resca - una serie di locali al piano terra. La mostra "I due imperi", quello romano e le dinastie Qin e Han, lasciata Milano, il 7 ottobre aprirà al Colosseo. Annuncia Resca: «In quel giorno, data dellinaugurazione dellanno della cultura cinese in Italia, Berlusconi e il rappresentante cinese dovrebbero firmare un contratto tra i due Stati per lo scambio di musei tra Roma e Pechino. LItalia e la Cina - sottolinea il manager, amico del premier, chiamato un anno fa dal ministro Bondi al Collegio romano - sono due potenze culturali. E per noi è fondamentale entrare nel cuore del Paese a cui tutto il mondo guarderà. Laccordo è per cinque anni ma io punto a un rinnovo». La Cina porterà a Roma opere darte antica e contemporanea, ma non certo degli autori che si oppongono al regime comunista e alla sua censura. Nei prossimi giorni una delegazione di Pechino dirà se accetta i locali che - restaurati per poter esporre meglio la collezione del Museo, ma anche il bookshop e la biglietteria - solo da questanno sono aperti. Non è certo che i cinesi dicano di sì. In cambio di piazza Tienanmen vogliono proprio piazza Venezia. Non è detto gli basti un affaccio su via del Plebiscito e su palazzo Grazioli.