Il prezioso mobile del 700 che si vorrebbe esportare ROMA La commode giace imballata in un magazzino di via Acuto a Roma, fra la Tiburtina e la Nomentana. È lì da molti mesi, in attesa che si compia il proprio destino: rimanere in Italia o finire allestero? Ma ora sul prezioso mobile, raffinato reperto dellebanista settecentesco Antoine-Robert Gaudreaus, epoca di Luigi XV, valore 15 milioni, indaga la magistratura romana che vuole veder chiaro in una delle più clamorose vicende di esportazione di un oggetto darte. Una vicenda che ha destato clamore e diviso il mondo degli storici dellarte e della tutela: da una parte Italia Nostra e Salvatore Settis, dallaltra i vertici del ministero per i Beni culturali, Sandro Bondi in testa. In ballo non cè solo la commode, ma un principio: si possono esportare beni di grande pregio che, pur essendo in Italia, sono opera non di artisti italiani? La Procura della capitale sta chiudendo la fase preliminare delle indagini. La storia è intricata e apre uno squarcio su come si evita che pezzi del nostro patrimonio si disperdano, nonostante la legge Bottai del 1939 e il Codice del 2004. Della commode, realizzata nel Settecento, si perdono le tracce fino al 1962, quando Josa Sedmach si trasferisce in Italia dallEgitto portando i lussuosi arredi di casa, comprese, appunto, due commodes di Gaudreaus. Nel 1983 la donna muore, lasciando i suoi beni a una fondazione. I mobili vanno allasta e sono acquistati da un antiquario francese, il quale vorrebbe esportarle vendendo la più preziosa al Louvre. Il museo parigino si rivolge al ministero per i Beni culturali, ma lautorizzazione allespatrio viene negata. E anzi, sulle due commodes il ministero impone un vincolo: restano di proprietà privata, ma sono tutelate dallo Stato e non possono essere esportate. Siamo nel 1986. Trascorre un anno e la fondazione mette di nuovo allasta le due commodes. La meno pregiata se laggiudica un collezionista italiano. Laltra è acquistata da un finanziere libanese, Edmond J. Safra, che la tiene in deposito fino al 1999, quando viene ucciso a Monaco in circostanze misteriose. Il tempo passa. La commode è a Milano, custodita dalla "Edmond J. Safra Philantropic Foundation", con sede nel Liechtenstein. Nel 2006 si riparte alla carica. Tramite un avvocato romano, Giovanni Ciarrocca, la fondazione chiede di rimuovere il vincolo: è opera di un artista non italiano, si legge nel ricorso, destinata a una reggia francese e non è un pezzo unico, ma fatto in serie. Lavvocato Ciarrocca è un esperto di questa materia. Nel 2005 assiste i genitori di Carla Bruni, moglie del presidente Sarkozy, per esportare in Francia quattro arazzi Gobelins. Nel 2007 si batte per far emigrare un dipinto di Philippe de Champaigne e per aiutare Giorgio Corbelli (Finarte) che vuole portare allestero una serie di arazzi Beauvais. Nel 2009 un altro incarico impegnativo: togliere il vincolo su un dipinto del fiammingo Bernardo Van Orley su sollecitazione dellantiquario Cesare Lampronti. Più volte Ciarrocca si è mosso in sintonia con un altro avvocato, Fabrizio Lemme, in alcuni casi ottenendo dal ministero leliminazione del vincolo. E sempre sulla base del principio che si trattava di opere di artisti non italiani e quindi non appartenenti al nostro patrimonio. Una tesi contrastata, fra gli altri, da Settis: «Seguendo questo criterio non fanno parte del nostro patrimonio i Van Dyck di Genova, i Rubens di Mantova e di Roma, le centinaia di arazzi fiamminghi in musei, chiese e collezioni private», ha scritto il Direttore della Normale. Sulla commode, però, Ciarrocca non riesce a convincere il ministero, che, sentito il Comitato tecnico-scientifico (formato da illustri storici dellarte: Carlo Bertelli, Caterina Bon Valsassina, Marisa Dalai e Orietta Rossi), respinge per lennesima volta la richiesta. La partita però si complica. Viene presentato ricorso al Tar, che dà ragione alla fondazione. Intanto nellaprile del 2009 il Comitato tecnico-scientifico cambia parere sulla base di una perizia firmata da Alvar Gonzales Palacios, storico dellarte e grande esperto di arredi. Lallora direttore generale del ministero, Roberto Cecchi, toglie il vincolo, nonostante lUfficio legislativo dei Beni culturali esprima un giudizio contrario. Per la commode si aprono le porte dellestero. Ma a sbarrarle di nuovo ci pensa la direttrice dellUfficio esportazione di Roma dello stesso ministero, Sandra Gatti, che emette un provvedimento sfavorevole ai desideri della fondazione. Nuovo ricorso e nuovo contenzioso: a Sandra Gatti si chiedono anche i danni per la decisione presa. Da più parti si vorrebbe che il ministero rinnovi il vincolo, nel frattempo scaduto. Ma il vincolo non arriva. Arriva invece la notizia che la fondazione Safra vorrebbe donare la commode alla reggia di Versailles. Un improvviso impeto di generosità o una mossa per allontanare il sospetto di voler fare del mobile solo commercio? Ora nellintricata vicenda irrompe la Procura. E intanto la commode aspetta che qualcuno le dica dove andare.
ORA SULLA COMMODE INDAGA LA PROCURA. Il caso del cassettone francese ha diviso il mondo dellarte e della tutela
La commode del 700 di Antoine-Robert Gaudreaus, opera di un artista non italiano, è stata oggetto di una controversia sulla sua esportazione in estero. La commode, valutata a 15 milioni, è stata acquistata da una fondazione in Italia e successivamente è stata oggetto di diverse controversie sulla sua esportazione. La Procura della capitale sta indagando sulla vicenda. La commode è stata oggetto di un vincolo imposto dal ministero per i Beni culturali, che la rende inalienabile e non esportabile. Tuttavia, il vincolo è stato successivamente rimosso, ma la commode è stata oggetto di diverse controversie sulla sua esportazione.
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