Quindici per cento per uno non fa male a nessuno. Il ministro Bondi presenta la sua sforbiciata. E le sue strategie per il futuro. «I tagli sono stati fatti: ora, per la cultura, la parola passa al Governo». Che dovrà occuparsi formalmente del settore con un Consiglio dei Ministri e poi un tavolo attorno al quale dovrebbero sedersi il premier Berlusconi, il sottosegretario Letta i ministri di Economia, Esteri e Turismo e naturalmente i Beni Culturali. «Il problema della cultura - ha spiegato Bondi nell'ambito di una conferenza stampa sulle politiche messe in atto in questi ultimi due anni - riguarda l'intero governo. E' l'identità del nostro Paese». La manovra anticrisi per la lista dei 231 enti culturali imponeva di risparmiare 13 milioni di euro: «Siamo riusciti a toglierne soltanto quattro. «Un grande risultato continua - i nove milioni di differenza sono stati tirati fuori grazie a risparmi sul bilancio del dicastero». E anche togliendo i contributi a tutti i comitati nazionali, fatto salvo quello dedicato a Cavour. Un alleggerimento del 15 per cento coinvolgerà gli enti raccolti nella lista triennale: tra cui il Premio Strega (che prende 25.000 euro e ne perderà un po' meno di 4.000), stesse cifre per la Società Dante Alighieri, mentre l'Accademia di Santa Cecilia ne perderà quasi 13.000 degli 85.000 che aveva. Dovrà rinunciare a 45.000 euro su 300.000 la Giunta per gli studi storici e deputazioni di Storia patria . Perderanno invece il 5 per cento Fai, Italia Nostra,. Biennale, Triennale e Quadriennale, l'associazione Reggio Parma festival, il festival Pucciniano, il Rossini Opera festival, il Festival dei Due Mondi e il Museo nazionale del Cinema. Non avranno più soldi dallo Stato un lungo elenco di comitati nazionali. A digiuno: il comitato per il centenario della nascita di Fanfani, ma anche quello per un secolo di fumetto italiano, il comitato per le celebrazioni della morte di San Cromazio vescovo di Aquileia e quello per il IV centenario della morte di Caravaggio. Le associazioni più piccole, quelle elencate nella lista cosiddetta annuale e che sono sostenute con i finanziamenti di piccole entità per un totale di un milione di euro, riceveranno il loro contributo a gennaio 2011. Confermati i 58 milioni in meno per il 2011 e per il 20l2 per il Ministero dei Beni Culturali. Rimandata a settembre la questione Fus. Quanto a Tax Credit e Tax Shelter, le misure di defiscalizzazione per il cinema, si punta a rinnovarli fino al 2013: impossibile inserirli nella manovra, serve una legge. «Nell'emergenza abbiamo attuato una politica trasversale - aggiunge il ministro - ma in futuro agiremo diversamente. Il disegno di legge, che dovrebbe essere presentato venerdì, prevede una nuova disciplina perla concessione di contributi che sia trasparente e consenta di premiare poche istituzioni di grande prestigio le cui performance culturali siano valutabili anche in una dimensione economicamente sostenibile». Tra le proposte che il ministro porterà al tavolo anche un provvedimento coerente di defiscalizzazione dei contributi alla cultura («Non voglio più che le nostre richieste siano ritenute delle spese. Ma è importante richiamare alle proprie responsabilità la classe dirigente del paese») e una riforma dei musei. «Potranno gestire le loro entrate per progetti di restauro e valorizzazione del patrimonio. Ora i musei sono derivazioni delle sovrintendenze le cui entrate economiche vanno direttamente al Ministero dell'Economia».
Ecco i tagli, ora servono le riforme
Il ministro Bondi ha presentato le sue strategie per il futuro del settore della cultura, dopo aver tagliato 9 milioni di euro dal bilancio del Ministero dei Beni Culturali. I tagli riguardano gli enti culturali, tra cui il Premio Strega, la Società Dante Alighieri e l'Accademia di Santa Cecilia, che perderanno parte dei loro contributi. Alcuni comitati nazionali, come Fai, Italia Nostra e Biennale, perderanno il 5% dei loro finanziamenti. I musei potranno gestire le loro entrate per progetti di restauro e valorizzazione del patrimonio. Il ministro ha anche annunciato la riforma dei musei e la possibilità di defiscalizzazione dei contributi alla cultura.
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