VENEZIA La Fiat dice addio a Palazzo Grassi. L'annuncio, un annuncio che era nell'aria, avrebbe dovuto essere fatto ufficialmente venerdì, durante la visita privata che i reali di Spagna (accompagnati dal ministro Urbani) faranno alla mostra di Dalì che si apre al pubblico domenica. Ma il sindaco di Venezia Paolo Costa ha bruciato tutti dichiarando ieri al Corriere: «Il Comune ha praticamente concluso un accordo con la proprietà (la Palazzo Grassi società per azioni appartenente al Gruppo Fiat, ndr) per la cessione di Palazzo Grassi. All'attuale proprietà rimarrà una quota pari al 10 per cento mentre il rimanente andrà diviso tra il Comune e gli altri soci». Tra i possibili soci: il Casinò di Venezia e la Cassa di Risparmio di Venezia. Costa tiene comunque a precisare che «l'accordo garantirà il proseguimento dell'attività di Palazzo Grassi, con lo stesso marchio e con lo stesso stato sociale». E che quindi: «A Palazzo Grassi si continueranno a fare mostre». Dalla Fiat arriva solo un laconico no-comment. L'esistenza dei contatti per una possibile cessione di Palazzo Grassi (si era parlato anche del gruppo Benetton e di possibili acquirenti francesi) non era comunque mai stata negata dal gruppo così come la Fiat non aveva fatto mistero, specie dopo la recente crisi, che l'attività di questa istituzione culturale risultasse «onerosa e non proprio nel core business dell'azienda». Il gruppo Fiat aveva assunto il completo controllo di Palazzo Grassi il 10 ottobre 1984 attraverso una serie di trasferimenti proprietari effettuati tramite la «Palazzo Grassi spa», società nata proprio con finalità artistiche e scientifiche. Dopo un lungo e accurato restauro (ad opera di Gae Aulenti e Marco Foscari), con la mostra «Futurismo Futurismi» del 1986 era iniziata una lunga stagione di grandi mostre che avevano sempre e comunque fatto notizia, «proponendo sempre nuovi percorsi critici e storici nella storia dell'arte». Sia che si trattasse dell'«Effetto Arcimboldi» o di Balthus, dell'«Arte italiana» o di Duchamp, di Brunelleschi e Michelangelo (riuniti nella prima mostra realizzata nel nostro Paese sull'architettura rinascimentale) o di Modigliani, dei o di Tinguely, degli Etruschi o di Warhol. Palazzo Grassi è stato (per l'Italia) il primo esempio riuscito di imprenditoria d'arte, il punto di partenza per un percorso ideale attraverso le infinite sollecitazioni dell'arte, un percorso che collegava la mostra «Futurismo Futurismi» all'ultima esposizione dedicata ai Faraoni (nel 2003). Alla quale aveva fatto seguito una chiusura di un anno per restauri, chiusura che aveva per molti indirettamente confermato la volontà della Fiat di abbandonare il progetto. Il successo di Palazzo Grassi e delle sue mostre nasceva anche da un modo diverso di fare mostre, un modo più divulgativo e diretto, basato spesso su allestimenti accattivanti (basti pensare a quello di Gae Aulenti per i Fenici) grazie ai quali il Palazzo riusciva ogni volta a rinnovare la propria identità, con percorsi e contenuti che risultavano estremamente comprensibili (secondo qualcuno anche troppo) al visitatore anche meno preparato. Ed ogni volta (o quasi) le cifre confermavano le scelte di Palazzo Grassi. Due esempi per tutti: gli ottocentomila visitatori che nel 2001 avevano affollato la mostra dedicata ai Celti e i settecentocinquantamila che avevano «consacrato» il fino ad allora sconosciuto Arcimboldo. E se ora Palazzo Grassi cambia proprietà non c'è forse da preoccuparsi. E' successo già tante volte nella storia del palazzo in campo San Samuele comprato nel 1732 dalla famiglia Grassi «con la volontà di realizzare un palazzo che facesse da palcoscenico» e immortalato anche dal Bellotto. L'importante è che, come assicura il sindaco Costa, si continuino a fare mostre. Belle e di successo.
Palazzo Grassi, cambia la proprietà non lo stile
Il Comune di Venezia ha annunciato che ha raggiunto un accordo con la Palazzo Grassi, società appartenente al Gruppo Fiat, per la cessione di Palazzo Grassi. Il Comune e gli altri soci, tra cui il Casinò di Venezia e la Cassa di Risparmio di Venezia, avranno una quota del 90% della proprietà. Il sindaco Paolo Costa ha affermato che l'accordo garantirà il proseguimento delle mostre con lo stesso marchio e stato sociale. La Fiat ha rilasciato un comunicato no comment. Palazzo Grassi è stato il primo esempio di imprenditoria d'arte in Italia e ha ospitato molte mostre di successo, tra cui la mostra Futurismo Futurismi e la mostra dedicata ai Faraoni.
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