Il ministro: «Ho salvato gli istituti e ridotto a 4 milioni i sacrifici». «Siamo riusciti a ridurre i tagli agli istituti culturali da 13 a 4 milioni di euro», il ministro Bondi spiega soddisfatto come è riuscito a evitare almeno in parte la mannaia Tremonti sulla cultura. «Abbiamo ottenuto che le decisioni spettassero al Mibac, al ministero dei Beni e delle Attivitàculturali». Tagliando un po' di la e un po' di qua, ha salvato gli enti, cosiddetti inutili. Unica eccezione i comitati nazionali per le celebrazioni: tutti a casa. Con l'eccezione del Conte Camillo Benso di Cavour che ha un posto d'onore per i festeggiamenti dei 150 anni dell'Italia. Così gli istituti culturali tirano un sospiro di sollievo, almeno fino al prossimo anno. La cifra di partenza, ovvero 13 milioni, corrispondeva al 65 per cento della somma totale erogata a queste realtà. Praticamente una condanna a morte. Bondi è soddisfatto di averla scongiurata: «Sono riuscito a lasciare sostanzialmente inalterato il contributo statale per l'anno in corso». Gli istituti compresi nel piano di contribuzione triennale 2009-2011 vedranno sottrarsi una percentuale del 15 per cento, che il ministro ha chiamato contributo di solidarietà. Tra questi la Fondazione Spadolini, la Fondazioneì Craxi, la Società geografica italiana. Mentre la miriadedi piccole realtà finanziateannualmente, e che insieme significano nel bilancio un milione di euro, vedono congelati gli assegni fino al 2011. Gli enti ex lege, come la biennale, la triennale e la quadriennale, il festival di Spoleto, avranno una diminuzione del contributo del 6 per cento. Per il futuro il ministro ha annunciato «un disegno di legge che preveda una nuova disciplina per l'assegnazione dei contributi pubblici agli istituti culturali che sia trasparente e che consenta di premiare poche istituzioni di grande prestigio». Mai Beni culturali dovranno stringere parecchio la cinghia: 58 milioni l'anno per il 2011 e per il 2012, il 10 per cento decurtato dalla manovra anticrisi del governo. Tagli - commentano dal ministero - che alla fine sono comunque sostenibili. Un problema a parte è invece quello del Fus, il fondo unico per lo spettacolo che è stato pesantemente decurtato già dallo scorso anno. Esattamente un anno fa il mondo dello spettacolo scese in piazza e Berlusconi decise di investire 60 milioni di euro presi dal fondo della presidenza del consiglio per le emergenze. Quest'anno però le cose potrebbero andare diversamente e comunque spiega Bondi, «dell'argomento ci si occuperà a settembre ». Una speranza per il Cinema: anche se nella manovra «non è stato possibile», il ministero dell'Economia ha dato assicurazioni sul rinnovo fino al 2013 delle misure di defiscalizzazione per il cinema, il tax credit e il tax shelter. «Ci vuole una legge, speravamo di inserire il provvedimento nella manovra ma non è stato possibile», ha spiegato il ministro. Fatti i tagli, Bondi pensa al futuro: «Chiederò a Berlusconi di dedicare alla questione culturauna sessione del Consiglio dei ministri e anche l'insediamento di un tavolo istituzionale con la presenza di Berlusconi, del sottosegretario Letta e di alcuni ministri come quelli degli Esteri, del Turismo e dell'Economia ».Untavolo dove si dovrà discutere di come proseguire nel cambiamento. «In caso contrario, le stesse riforme rischieranno di fallire», avverte il ministro. «La prima questione da porre è quella di un provvedimento coerente di defiscalizzazione dei contributi alla cultura. Non dobbiamo essere noi a chiedere ma le istituzioni a riconoscere della cultura offre allo sviluppo del Paese». Nei progetti del ministero anche l'autonomia gestionale e finanziaria dei musei e un piano per il sud che sarà presentato al più presto ai governatori delle Regioni del Mezzogiorno. E un impegno: «Liberare la cultura dall'abbraccio soffocante dello Stato restituendo un ruolo alla società civile».