L'associazione non vuole che il sito diventi la camera ardente di un privato Legambiente Sicilia chiederà che vengano revocati in autotutela i lavori che prevedono il riutilizzo di parte dell'ex raffineria di zolfo La Lumia che un privato vorrebbe trasformare in camera ardente. Nella giornata di ieri, Gianfranco Zanna, responsabile del dipartimento BENI CULTURALI di Legambiente Sicilia e Giuseppe Arnone, componente della direzione nazionale dell'associazione ambientalista hanno stigmatizzato in un lungo e articolato documento l'autorizzazione concessa dalla Sovrintendenza ai BENI CULTURALI di Agrigento ad un privato per realizzare pesanti lavori di trasformazione della struttura che, secondo i due dirigenti di Legambiente, «costituisce un pregevole esempio di architettura industriale. E il loro valore è confermato - dicono i due dal recente vincolo apposto dalla Sovrintendenza di Agrigento che, riconoscendo l'importanza storica ed etnoantropologica di quel sito e di quegli antichi opifici legati ad una particolare attività e produzione ormai estinta, intende preservarlo da qualsivoglia "appetito" privato. Aspirazione, quest'ultima, che però stride nettamente - anzi, fa letteralmente a pugni continuano i due - con altro provvedimento della stessa sovrintendenza, e cioè l'autorizzazione ad effettuare lavori di trasformazione rilasciata a privati in epoca praticamente coeva alla predisposizione del suddetto vincolo». Le fabbriche per la lavorazione degli zolfi di via Marianello risalgono al 1870. «La natura di questa autorizzazione, di cui preannuncio che Legambiente chiederà la revoca in autotutela, è sin troppo evidente - afferma Zanna - e costituisce ulteriore conferma di come all'interno della Soprintendenza di Agrigento continuino a convivere due "anime" in netta antitesi tra loro: una, maggioritaria, coerentemente e da sempre impegnata sul fronte della tutela e della conservazione del nostro patrimonio storico, culturale, naturalistico e paesaggistico, l'altra votata a logiche che favoriscono la depredazione di quel patrimonio ad opera di soggetti che, evidentemente, sanno come comportarsi per convincere funzionari assai discutibili a soddisfare i loro "appetiti"». G.P. 21072010