Il Festivaletteratura di Mantova, che inaugura oggi la sua ottava edizione, sollecita alcune domande. Per esempio questa: che cosa è successo al libro negli ultimi dieci anni? Di tutto. Basti pensare che il glorioso istituto della recensione va scemando, è inutile negarlo. In compenso, c'è appunto Mantova che dieci anni fa non c'era (il festival - perchè la città sul Mincio era già lì da alcuni secoli). E che sollecita altre domande. Per esempio questa: c'è un rapporto tra il declino della recensione e la fortuna di Mantova? Probabilmente sì: Mantova è partecipazione diretta, è l'incontro con il libro senza mediazione, anzi con l'autore, è poter dire «io c'ero, vedevo e ascoltavo». La critica, piaccia o no, è l'opposto: è il filtro che si interpone tra te e il libro, è nel migliore dei casi un dito puntato che ti dice «questo sì, quest'altro no». Mantova è democratica e orizzontale, Mantova è sensuale, sollecita i sensi, la vista e l'udito, è comoda e spesso divertente. La critica è gerarchica, autoritaria, astratta, arriva dall'alto, è distante, spesso incomprensibile e noiosa (così, almeno, viene percepita, a torto o a ragione). Dunque, intanto si può dire che in questo decennio è cresciuta l'insofferenza per la critica paludata da una parte e probabilmente anche per l'intervento televisivo mordi e fuggi dall'altra: in parallelo, e forse come conseguenza, si è sviluppata la voglia di sperimentare direttamente la cultura, di condividerla. Non è detto che tutto ciò lavori a vantaggio del libro, perché non si hanno ancora elementi per sostenere che da Mantova la domenica escano più lettori di quanti ne siano arrivati il mercoledì. La lettura è un esercizio che richiede solitudine. Può darsi che anche in questo ci aspetti una nuova epoca: l'epoca della lettura condivisa. Non si sa mai. Quel che si può dire con certezza è che c'è un pubblico molto interessato alla cultura, ma sarebbe ottimistico affermare che si tratti di un pubblico di lettori tradizionalmente intesi. Che si tratti di una nuova tipologia di lettore? Torniamo alla domanda: che cos'è successo al libro negli ultimi dieci anni? Di tutto. Basti pensare che oggi ci sono intere collane di libri allegate ai giornali. Forse l'edicola dispone meglio all'acquisto, è più familiare e meno supponente, forse il santuario-libreria (come il santuario-critica) ha stancato. Del resto, corriamo più volentieri verso i megastore e i megatutto che non verso i piccoli negozi di quartiere: meglio un ipermercato che una drogheria più un'enoteca più un fruttivendolo più un'erboristeria più un ferramenta più una merceria. Mantova è più ferramenta o più megastore, o un po' tutti e due? Bella domanda. Fatto sta che il libro è cambiato, in dieci anni. Sono cambiate le sedi in cui se ne discute, stanno cambiando i centri di diffusione e di smercio. Cambia l'idea stessa del libro: c'è un modo di pensare il libro più libero da vincoli istituzionali (l'Editore-di-cultura o politico, la Libreria, la Critica, la Stanzetta solitaria). Basti pensare che oggi c'è una collana come Stile libero Einaudi, il cui nome già in sé è un programma, che dieci anni fa non c'era. Dieci anni fa c'era solo Einaudi, con le sue collane come piccoli negozietti per clienti affezionati e riconoscibili: i Coralli con i narratori, il Nuovo Politecnico con la saggistica d'impegno, la Pbe con i testi di studio, eccetera. Piccoli numeri per palati selezionati, piccoli numeri che a volte diventavano grandi nel tempo. Oggi c'è aria Stile libero. E' curioso che la casa editrice più orientata e meno postmoderna del dopoguerra abbia cresciuto nel proprio seno il suo opposto (qualcuno potrebbe dire il suo vaccino): Stile libero è appunto la collana megastore, multimediale e postmoderna. Apparentemente l'esatto contrario di Mantova, dove peraltro quest'anno Stile libero inaugura (alla vigilia del decennale) una festa-incontro con autori e amici. E' il contrario di Mantova, grandi numeri subito per gusti diversi, tendenzialmente giovanili, qualche volta giovanilisti. Trecento titoli sfornati e molte copie vendute. Dalle oltre 200 mila di Benigni alle 930 mila di Ammaniti, passando per le oltre 100 mila di De André e di Guccini. Già se ne scrivono tesi di laurea. Puoi trovarci i pulp accanto allo psicologo Crepet, Vargas Llosa accanto ai comici, ai Luther Blissett e al dj Albertino, il Vajont di Paolini, i fumetti di Pazienza e il romanzone di Faber. E noir, tanto noir. E videocassette, tante videocassette, a parte i cantautori: da Gadda a Almodovar. La sfida è questa: fare tendenza, contaminando tutto con tutto, ignorando le discipline, l'alto e il basso, e immaginando un lettore (un non-lettore?) non settoriale e, più che onnivoro, curioso di tutto. Il primo libro di Stile libero suonava come un invito: Fuori tutti. Un invito a uscire dalle proprie case e dalle proprie stanze. L'invito è stato raccolto, altrimenti non ci sarebbe Mantova. Resta da capire se una volta rientrata a casa, la gente, con la testa piena delle molte cose interessanti che ha visto e che ha sentito, abbia voglia anche di mettersi a leggere. Sito internet: www.festivaletteratura.it
Mantova, gli anni che hanno sconvolto l'editoria
Il Festivaletteratura di Mantova, iniziato oggi, solleva alcune domande sul libro e sulla cultura. Il declino della recensione critica è stato parallelo al crescente interesse per la cultura e la lettura diretta. Mantova è un'esperienza unica, con autori e lettori che si incontrano direttamente. La critica è vista come gerarchica e distante, mentre la cultura è vista come democratica e orizzontale. La lettura è un esercizio solitario, ma potrebbe essere sperimentata anche condivisa. Il libro è cambiato negli ultimi dieci anni, con nuove collane e nuove tendenze. Stile libero Einaudi è un esempio di questa nuova tendenza, con libri che vanno dal noir al fumetto e alla musica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo