Scrivono gli architetti Podestà e Franchina: «Le Mura devono essere vivibili» Il progetto al Maiano è stato bloccato dalla Soprintendenza, ma il sindaco ha fatto istanza per un riesame ARCH. VALENTINO PODESTÀ GROSSETO. La ristrutturazione del bastione Maiano, uno dei punti più belli delle Mura, è ferma. E lo è sia perché c'è un contenzioso, che ora pare risolto, fra le due ditte che dovevano fare i lavori. E anche perché la nuova soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici, Emanuela Carpani, ha detto "no" al progetto del Comune di realizzare in vetta una caffetteria in vetro e metallo, un modo per rendere viva e fruibile una splendida zona della città, altrimenti in abbandono. Ora sulla vicenda intervengono l'ex assessore con delega alle Mura e una ex funzionaria della soprintendenza stessa. Siamo stati rispettivamente assessore all'assetto del territorio con delega al progetto di restauro delle Mura di Grosseto e funzionario della Soprintendenza di Siena e Grosseto. Fra il 1994 e il 1997, nell'ambito delle rispettive competenze, ci siamo occupati con grande impegno del progetto generale di recupero e riuso delle Mura e del progetto esecutivo della Fortezza e del Bastione Maiano. In merito al mancato rinnovo della Soprintendenza del nulla osta a suo tempo rilasciato per il padiglione di vetro e acciaio progettato sulla copertura del deposito dell'acqua destinato a caffetteria, abbiamo consegnato e discusso nel merito due nostre note di osservazione con il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici Maddalegna Ragni, con la soprintendente per la provincia di Siena e Grosseto Eleonora Carpani e con il sindaco Emilio Bonifazi che ha presentato istanza di riesame del progetto alla Soprintendenza. Per un organismo complesso come le Mura, gli interventi che una pubblica amministrazione deve attuare sono la conservazione, la manutenzione e il restauro dell'antico manufatto, ma non solo. Saremmo fuori dalla storia se non considerassimo anche il recupero funzionale, da macchina da guerra realizzata alla fine del XVI secolo a luogo destinato alla vita contemporanea. Il parco delle Mura, le piazze basse, le troniere, i passaggi fra l'interno e l'esterno delle Mura, lo stesso serbatoio dell'acqua devono permettere nuovi usi e nuova vita. Usi e modi di vita ovviamente compatibili con il contesto storicamente determinato. L'insieme degli edifici e il singolo manufatto, a lavori ultimati, devono costituire un organismo organico, individuato e coerente, anche se progettato e realizzato in epoche diverse e con diversi linguaggi propri di ogni epoca storica. A nostro parere il progetto generale di recupero e riuso delle Mura di Grosseto (approvato all'unanimità dal consiglio comunale) e il progetto esecutivo della Fortezza e del Bastione Maiano costituiscono una positiva e qualificata applicazione di questi criteri che, nel corso della progettazione, sono stati ampiamente discussi e condivisi dal Comune, dalla Soprintendenza e dagli architetti incaricati. In particolare il padiglione da realizzare a copertura del serbatoio dell'acqua da destinare a bar-caffetteria e altre attività ricreative e di piacevole sosta, una sorta di "serra" leggera e trasparente, costituisce un esempio di buona architettura contemporanea, rispettosa del contesto storico, e un'occasione di civile convivenza. Oltretutto, se non venisse realizzata la struttura a copertura del serbatoio dell'acqua, la torre per l'ascensore già realizzata rischierebbe di essere sostanzialmente inutile, venendo a mancare lo spazio di socializzazione protetto offerto dalla caffetteria. Il deposito dell'acqua è stato realizzato a fine '800 per sopperire a esigenze funzionali e tecnologiche di approvvigionamento idrico: si tratta di un manufatto di modesta ma dignitosa qualità architettonica che costituisce un elemento aggiuntivo di epoca relativamente recente in ogni caso ormai storicizzato che, considerato il contesto storico e architettonico, non può considerarsi "sacro e inviolabile", bensì da restaurare e da integrare nel contesto complessivo delle Mura in fase di restauro architettonico e riuso funzionale. Il progetto, che 13 anni fa era d'avanguardia, ma che oggi sarebbe pressoché di routine rispetto ai grandi interventi che si fanno e si progettano in tutto il mondo e anche in Italia, in contesti ben più impegnativi (gli Uffizi, per esempio), serve ad evitare il degrado di un edificio che non ha più la funzione originaria e che con il bar-caffetteria potrebbe costituire un punto focale d'attrazione e di rivalutazione dell'intero complesso delle Mura. In ogni caso, considerando che sono passati 13 anni dalla progettazione, si potrebbe avviare una attenta verifica e rivisitazione del progetto della "serra", rendendola, se del caso, ancora più leggera e trasparente.