Di «Arcus» (Società per lo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo), fondata l'anno scorso e operativa da diversi mesi, poco si è parlato; e, intanto, la società a capitale pubblico, controllata dal ministero dell'Economia, che devolve alle attività culturali, compreso lo spettacolo, il 3 dei fondi destinati alle grandi opere pubbliche, potrebbe supplire tante carenze, comprese quelle del Fus (Fondo unico per lo spettacolo), e incidere molto nelle infrastrutture e nelle attività artistiche e di spettacolo. Per saperne di più abbiamo intervistato il presidente Mario Giaccia, già magistrato della Corte dei conti, capo di gabinetto del ministro dei Beni culturali. Urbani, responsabile della direzione relazioni istituzionali di Banca Intesa. «Arcus» e il Meridione, la Sicilia in particolare. Quali rapporti e quali benefici per l'Isola? «Come è dato leggere dall'articolo 2 della legge 16 ottobre 2003 n.291 istitutiva di "Arcus", il Meridione è senz'altro preso in considerazione in quanto lo si può ritenere uno scrigno pieno di tesori con un paesaggio che è pure un bene culturale. In particolare, la Sicilia si presenta come un terreno di intervento, di sostegno, di promozione e di iniziative progettuali capaci di dare sviluppo ulteriore ai beni e alle attività culturali che si svolgono. Come sappiamo, tra la Sicilia e la Calabria sta per concretizzarsi un intervento di opera grandiosa, come quello del ponte sullo stretto che, insieme ad altre opere, darà l'occasione al Consiglio di amministrazione di "Arcus" di poter sviluppare delle sinergie con gli enti locali di tali regioni al fine di costruire un ipotetico bacino culturale dove poter realizzare e valorizzare al meglio tutte quelle attività che stanno intorno ai beni culturali». Il nome «Arcus» fa pensare a una società operativa che farà in fretta. E' così? «Indubbiamente, nella volontà sia del legislatore costituente che del ministro per i Beni e le Attività culturali più che l'arco, «Arcus» sarà la freccia che mira a uno sviluppo capace di determinare una visione dinamica dei beni culturali, non solo come beni meritevoli di essere assistiti, ma anche capaci in una visione sistemica di turismo, trasporti e accoglienza, di determinare una produzione di nuove risorse. Risorse che saranno finalizzate alla tutela paesaggistica, alla conservazione e al restauro di beni culturali, a scavi e indagini preventive per accertare la presenza di reperti archeologici e alla promozioni di interventi di valorizzazione. Per quanto riguarda i tempi, a settembre riceveremo i primi fondi e dovremo subito decidere se fare riferimento alla Cassa depositi e prestiti o a un altro istituto finanziario. Preferirei la Cassa perché ha come vocazione quella di concedere mutui alle strutture pubbliche». I fondi, come pare, ci sono; ma come verranno destinati? Chi presenterà i progetti e chi deciderà? «La società ha dei fondi certi che sono costituiti da una percentuale del 3 di quelli destinati alle infrastrutture, che corrisponde alla ragguardevole cifra di 5mila miliardi di vecchie lire in dieci anni, dunque 500 miliardi l'anno. Per il 2003-2004 i miliardi da impiegare saranno però soltanto 100 (50 milioni di euro), quelli che corrispondono alla legge obiettivo. Questa (del 3, ndr) è stata una intuizione intelligente del ministro Urbani che ha sottolineato l'importanza del nostro patrimonio artistico, culturale, paesaggistico. Per quanto riguarda i progetti, sono diverse le piattaforme di elaborazione di lancio. «Arcus» si dovrà muovere anche per dettato normativo in rispetto delle funzioni costituzionali attribuite alle Regioni. Quindi è auspicabile che vi sia un connubio stretto con i soggetti che operano sul territorio, i quali possono rendersi capaci di elaborare e presentare progetti che dovranno essere visti dalla stessa società per verificarne quanto meritevoli e quanto sostegno potranno avere. Così, i fondi proverranno da molti altri soggetti che operano nel campo della cultura e dello spettacolo; come sarà per il restauro conservativo di Villa Gregoriana a Tivoli, già programmato». Quali sono i progetti già previsti e, tra questi, quelli finanziati per quest'anno? «I primi sono quelli già previsti dal legislatore nell'importo indicato nella norma per il barocco pugliese, che si aggira intorno ai 7,7 milioni di euro. Il primo piano di intervento che è di spettanza dei due ministri per i Beni e le Attività culturali e per le Infrastrutture è quello di aver adottato un decreto interministeriale con il quale conformemente alla legge si approvi un programma per l'anno 2004 da finanziare con le risorse che sono individuate sulla base delle somme impegnate per gli interventi in legge obiettivo. Questo processo si conclude con una apposita convenzione che dovrà essere stipulata ai sensi della stessa legge tra i due ministri, Urbani e Lunardi, che hanno approvato questo piano e la stessa "Arcus"».