DONATELLA ALFONSO SOLDI per gli stipendi fino a settembre o poco più, e per fortuna che ad agosto il Carlo Felice è chiuso, tutti vanno in ferie e, stipendi a parte, non ci sono spese extra. Mancano infatti altri dieci milioni alle casse del Teatro, oltre ai 15 milioni già certi di deficit. Colpa del fantasma del Fus, cioè del mancato versamento del contributo statale allinizio dellanno, pari a circa 11 milioni di euro; se, nonostante i tagli del decreto Bondi, davvero non arrivasse nulla entro la fine dellanno, il rischio di tirare giù per sempre il sipario si farebbe reale. In attesa di sapere quale sarà il destino, infatti, cè una certezza sola: che, a parte i soldi dei biglietti incassati, al Carlo Felice è arrivato finora solo un milione da Iride. Ma siccome 400 mila euro sono stati pignorati per cautelare il "rimborso" dovuto allex sovrintendente Gennaro Di Benedetto, così come previsto dalla prima sentenza sulla causa post-licenziamento - sulla quale peraltro la Fondazione intende presentare appello - nel borsellino sono a disposizione 600 mila euro: la vita di due mesi o poco più del Teatro e dei suoi dipendenti. E anche la scelta del nuovo direttore artistico - al di là del nome, che potrebbe essere quello di Cristina Ferrari, che tornerebbe quindi a ricoprire il ruolo toltole da Ferrazza - potrebbe slittare alla fine dellanno. SOLO verso la fine dellanno, infatti, il Teatro e i suoi vertici, a partire dalla sindaco Marta Vincenzi, presidente del Cda, sapranno se sia possibile pagarsi il "lusso" di un nuovo, congruo stipendio, perché il compenso di un direttore artistico di alto libello difficilmente sta sotto i 100 mila euro lanno. Si può farne a meno, certo, e il sovrintendente Giovanni Pacor può gestire ad interim i due ruoli; ma ci vuole chiarezza. E non è ancora finita. Ogni esborso in più va comunque bloccato, si sono infatti detti a Teatro: a partire da quanto previsto da un altro, clamoroso contratto. Quello che, che, secondo indiscrezioni, sarebbe stato firmato nel marzo scorso da Ferrazza e Daniel Oren, per cinque nuove produzioni da realizzare tra il 2011 e il 2012, quindi oltre il vecchio contratto - ormai scaduto - e da pagarsi a 18.600 euro a rappresentazione. Quante ne dovrebbero essere messe in cartellone, per ognuna delle cinque opere? Sono queste, secondo le voci che si rincorrono, le pessime scoperte che il neosovrintendente e il suo direttore di staff, Renzo Fossati, hanno fatto "scavando", come dichiarava la scorsa settimana Pacor a Repubblica, tra le carte lasciate dallex commissario Giuseppe Ferrazza, sulle quali lavorano anche i revisori della Deloitte, che dovrebbero concludere entro la fine di luglio il lavoro di revisione di spese e contratti. Proprio dalla gestione di Ferrazza, come ha dichiarato Marta Vincenzi appena due settimane fa, allinsediamento di Pacor, arrivano 4 milioni di euro di deficit in più degli undici di cui già si sapeva, e il problema già si presentava drammatico. Lex commissario, dal canto suo, aveva parlato di tre milioni di euro mancanti, il che impediva di programmare qualsiasi cosa. Ma quale sia la vera situazione, al di là degli "scavi" di Pacor e Fossati, e delle analisi dei funzionari di Deloitte, è che il rischio di non riuscire ad andare avanti con il Teatro è adesso qualcosa di palpabile. Certo, cè limpegno di Riccardo Garrone, ci sono i contatti con altri, possibili soci privati: ma è pensabile che il Teatro possa fare a meno completamente del Fus, il Fondo unico dello spettacolo, cioè il contributo statale? Ovviamente no. Il timore vero che resta sullo sfondo e che riguarda Genova, ma non solo, è che si voglia arrivare a cancellare di fatto le Fondazioni liriche italiane, salvandone una minima parte, quella ritenuta più di spicco, dalla Scala allOpera di Roma, al Conservatorio di Santa Cecilia, e lasciando gli altri ad arrangiarsi. Altro che una furtiva lacrima.