C'è un numero che campeggia nella home page del sito www.acquabenecomune. org: 1.401.492. Sono le firme raccolte in calce ai tre referendum contro la privatizzazione dell'acqua e depositate ieri in Cassazione. Un risultato che è giusto definire straordinario: per il valore assoluto (non ne sono mai state raccolte così tante nelle storia dei referendum) e per le modalità con cui è stato raggiunto. Il Comitato promotore è un esempio di quella buona politica di cui molti parlano e che viene assai poco praticata. Con il protagonismo dei movimenti e dei comitati locali, raccolti nel Forum per l'acqua; il sostegno delle associazioni (tantissime, dalle Acli a Legambiente, dall'Arci a Cittadinanzattiva e Federconsumatori); il contributo dei sindacati, in particolare la Funzione pubblica della Cgil; l'adesione dei partiti (dai Verdi alla Federazione della Sinistra, dai Giovani democratici a Sel fino a tanti circoli locali del Pd). è uno schieramento che si è già conquistato la sua primavera: quella del 2011, quando gli italiani saranno chiamati a votare. L'obiettivo è il raggiungimento del quorum, con 25 milioni di votanti. E, c'è da immaginarselo, un diluvio di sì. Leggere i quesiti referendari è molto istruttivo. Viene indicata una raffica di decreti, che parte dal 2006 e arriva al 2009, con l'ultimo atto, per ora, di questa vicenda: il decreto Ronchi, dal nome del ministro delle Politiche europee, finiano doc, che si è fatto carico di recepire nel nostro paese una serie di direttive comunitarie, in particolare quelle in materia di servizi pubblici. Insomma, i destini di un bene primario, come l'acqua, sono affidati a decreti che recepiscono direttive. E la democrazia rimane a secco. C'è stato bisogno di una campagna referendaria per dare corso a un vero dibattito pubblico e restituire ai cittadini il diritto di essere informati, poter discutere e decidere su ciò che li riguarda. Solo per queste ragioni, il Comitato promotore merita il plauso di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della politica, nel senso più ampio e più nobile del termine, in questo disastrato Paese. E le firme raccolte, grazie a decine di migliaia di banchetti organizzati da un numero infinito di volontari, dovrebbero far riflettere anche chi, di fronte al dilagare della corruzione, delle mafie e del malaffare, invoca il senso civico degli italiani. Il traguardo raggiunto oggi, in attesa di quello, ancora più impegnativo, che attende il Comitato per la primavera del 2011, dimostra che il risveglio è possibile.
A scuola di acqua pubblica
Il sito www.acquabenecomune.org ha pubblicato il numero di firme raccolte in calce ai tre referendum contro la privatizzazione dell'acqua, pari a 1.401.492. Questo risultato è considerato straordinario per il valore assoluto e per le modalità con cui è stato raggiunto. Il Comitato promotore ha ottenuto il sostegno di molti movimenti, associazioni, sindacati e partiti, e ha raggiunto il quorum richiesto per il referendum. I referendum si occupano di decreti che recepiscono direttive comunitarie in materia di servizi pubblici, come l'acqua, e il Comitato promotore ha ottenuto il plauso di tutti coloro che hanno a cuore le sorti della politica.
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