Messo a dura prova dalla défaillance organizzativa, e dalle polemiche roventi che ne sono derivate, il personale della Biennale stava per scendere sul piede di guerra dopo alcune dichiarazioni del ministro Urbani. Il piuttosto arrabbiato titolare dei Beni culturali aveva infatti assolto il duo Croff-Muller, scaricando qualche colpa di troppo sull'apparato della Biennale. Per la serie: il motore di una Ferrari nella carrozzeria di una Topolino. Troppo facile? Sì. C'è voluta la pazienza del presidente-manager per ricucire lo strappo, calmare gli animi ed evitare nuovi malumori. Nel corso di un incontro con i lavoratori infuriati, Croff s'è assunto la responsabilità dei disagi organizzativi, promettendo aggiustamenti e distribuendo complimenti. Vero è, però, che alla fine dei giochi, archiviato il Leone d'oro, qualche testa salterà. Cercasi «rolling head», si scherza nei corridoi della Biennale. Niente nomi, per ora. Ma il tiro incrociato delle accuse e delle recriminazioni sta già facendo qualche vittima. Per la gioia della «Nuova Venezia»: pronta a battere il ferro finché è caldo, senza lasciarne passare una - per scelta editoriale e politica - alla «Mostra dei record». MAL DI GIURIA È durata solo un giorno la sontuosa «deportazione» della giuria all'isola di San Clemente. Troppo lontana e ventosa, troppo scomoda per via delle onde. Così, su richiesta di John Boorman, l'autorevole consesso è tornato al Lido. Stanno tutti al Des Bains, confortevole e defilato, in un clima umido da Morte a Venezia. Solo per l'ultima riunione, quella del verdetto, i giurati saranno allontanati dal Lido. Non si vogliono fughe di notizie, alla maniera di Cannes. Ah, ah! ANTROPOLOGIA Rincuorato dagli applausi che hanno accolto in Sala Grande il tormentato Ovunque sei, il produttore Riccardo Tozzi, ancora in smoking, s'è infilato l'altra sera al Palagalileo per una curiosa missione. Voleva capire chi fossero e che faccia avessero gli agguerriti cinefili fischiatori ai quali non era andato giù il film di Placido. Il giorno dopo spiega: «È stato utile. Ho capito, ad esempio, che bisogna venire alla Mostra con dei film compatibili. Quel pubblico professionale ha rilevanza mediatica, trasforma l'anteprima per la stampa nella prima reale, determinando la fortuna o la disgrazia di un film. Ormai è una core-audience, una categoria antropologico-culturale. Basta saperlo». E ancora: «Odiano il main-stream d'autore che incassa, sono politicamente anti-berlusconiani, detestano in egual misura Rai e Medusa, sono anche colti e intelligenti, ma diffidenti verso il cinema italiano, specie se parla di sentimenti». Appunto: basta saperlo. POVERA SOLANGE Il produttore Fulvio Lucisano è molto arrabbiato con la Biennale: il 3 settembre scorso, senza che ne sapesse nulla, la seguitissima rassegna notturna sui B-movies ha proiettato a sorpresa il thriller Cosa avete fatto a Solange?, di Massimo Dallamano, primi anni Settanta. Da dove veniva la copia, molto rovinata, solcata da strisce verdi? Sembra sia stato lo stesso Tarantino, estimatore accanito del film, a procurare una copia pirata, americana, fuori diritti. Avvocati mobilitati: si annunciano scintille. A meno che Lucisano non faccia un gesto di clemenza. Potrebbe. Dovrebbe. In fondo, benché escluso dalla Mostra, il film che ha appena prodotto, Nel mio amore di Susanna Tamaro, è stato richiesto per una proiezione in Vaticano, al cospetto del Pontefice. GHEZZIANA Dalla rubrica veneziana di Enrico Ghezzi su l'Unità: «La revisione di W la foca rafforza un senso di dura e triste teoricità dreyerianbunueliana, di gioco plumbeo tra umori coatti del corpo e pulsioni comiche della parola-barzelletta che fanno del corpo astrazione».
Caos al Lido: aperta la caccia ai responsabili
Il personale della Biennale è stato messo a dura prova dalle polemiche e dalla défaillance organizzativa. Il ministro Urbani ha assolto il duo Croff-Muller, scaricando la colpa sull'apparato della Biennale. Il presidente-manager Croff ha assunto la responsabilità dei disagi organizzativi e ha promesso aggiustamenti. La giuria della Mostra dei record è tornata al Lido dopo essere stata deportata all'isola di San Clemente a causa delle condizioni meteorologiche. I giurati sono stati accolti al Des Bains, un clima umido e defilato.
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