Il caso dei fondi ridotti: «Se non si cambia, li chiudo» ROMA E' un appello accorato, direttamente al presidente del consiglio: «Bisogna ripristinare i fondi per i parchi, altrimenti sarò costretta a chiuderne almeno la metà». Stefania Prestigiacomo, ministro per l'Ambiente, è in partenza per Washington per la riunione del major economies forum. Ma prima di salire sull'aereo è a Silvio Berlusconi che vuole lanciare il suo Sos. Carlo Bertelli sulle colonne del Corriere della Sera ha denunciato che con i tagli nella manovra economica i parchi nazionali sono al minimo della sopravvivenza: E il ministro Prestigiacomo, rilancia, spiegando: «Con il decreto della manovra è stato tagliato il 50 per cento dei fondi destinato ai contributi ordinari per gli enti. E fra questi figurano anche gli enti parco. Comprendo e condivido le ragioni della politica del rigore ma in questo caso a fronte di un risparmio minimo si rischia di provocare un danno gravissimo». Con la scure della finanziaria per i nostri parchi nazionali si finisce per stanziare appena 29 milioni ogni anno. «E questo quando qualche anno fa ce ne erano a disposizione 80 milioni, mentre solo due anni fa, quando cioè si è insediato il governo di Berlusconi, ne erano previsti 66». Con 29 milioni, secondo il ministro dell'Ambiente, non si è in grado nemmeno di pagare i conti delle bollette, oltre ovviamente gli stipendi del personale. Dice infatti Stefania Prestigiacomo: «Stiamo parlando della gestione di ventiquattro parchi nazionali esistenti più altri quattro che sono già stati costituiti ma non sono ancora attivi. E questo nella linea del ministero che è quella di incentivare la costituzione dei nuovi parchi nazionali». Il ministro per l'Ambiente non demorde: «Lo so che la manovra è stata licenziata al Senato ed arriverà blindata alla Camera. Per questo il mio appello è per un nuovo provvedimento che possa reintegrare le risorse per i parchi. Altrimenti davvero sarò costretta a chiuderne la metà. E con che cuore posso fare la scelta? Comincio dal parco delle Cinque terre? La Majella? Il Parco nazionale d'Abruzzo? Il Pollino? La Sila? Il Cilento? Le Dolomiti?». La verità è che Stefania Prestigiacomo non ci vuole pensare a chiudere nemmeno un giardino. Spiega, infatti, con decisione: «Bisogna rendersi conto che i nostri parchi nazionali non sono soltanto dei gioielli naturalistici del paese, ma sono anche giacimenti di biodiversità con un potenziale economico particolarmente rilevante». Ci sono i numeri che parlano molto chiaro. Il ministro li sciorina: «Negli ultimi sette anni il turismo nei parchi nazionali è aumentato del 34 per cento rispetto al 19 per cento del turismo in generale. E bisogna considerare che il giro d'affari legato al sistema turistico nei parchi nazionali è il 10 per cento dell'indotto complessivo del turismo». Gioielli. E pepite preziose. Un'ultima considerazione: «Sono la prima che sostiene la lotta agli sprechi, ma in questo caso lo spreco significherebbe tagliare via la metà dei parchi. Spreco cioè di natura, di opportunità di sviluppo, di nuove possibilità di lavoro?».
PUGLIA - La Prestigiacomo e i tagli: a rischio la metà dei parchi
Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha lanciato un appello al presidente del Consiglio per ripristinare i fondi per i parchi nazionali, altrimenti sarà costretta a chiuderne la metà. I fondi per i parchi sono stati tagliati del 50% con il decreto della manovra economica, portando a un risparmio minimo di 29 milioni all'anno. Il ministro sostiene che i parchi nazionali non sono solo gioielli naturalistici, ma anche giacimenti di biodiversità con un potenziale economico rilevante. Il turismo nei parchi nazionali è aumentato del 34% negli ultimi sette anni, con un giro d'affari del 10% dell'indotto complessivo del turismo.
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