Barelli, vicepresidente di Italia Nostra: «Non siamo contro questi impianti, il problema è dove collocarli» ROMA In suo appassionato intervento sul Corriere della Sera, ieri Vittorio Sgarbi affermava a proposito degli impianti eolici e dei pannelli solari: «Non vedo perché si debba cancellare la civiltà agricola per dare spazio a fonti di energia rinnovabile». Esattamente il caso di Saepinum Altilia, uno dei punti-chiave della battaglia estiva 2010 di Italia Nostra sul Paesaggio. La posta in gioco è altissima, sia dal punto di vista imprenditoriale che culturale e paesaggistico. Sedici pale eoliche alte 130 metri, alzate dalla società Essebiesse Power, che incomberebbero per tre chilometri e mezzo di tragitto e ad appena sei mezzo di distanza in linea d'aria sul crinale dei Monti del Sannio, sul sito archeologico più significativo del Molise. Cioè la splendida Saepinum, città romana perfettamente leggibile e assai ben conservata: cardo, decumano, porta, terme, foro, teatro (con tanto di costruzioni settecentesche a ridosso, un po' come è accaduto al Teatro Marcello di Roma), negozi e botteghe. Il tutto immerso in un paesaggio agricolo incontaminato, sulla rotta dell'antico tratturo Pescasseroli-Candela, che da secoli indirizza le greggi dal cuore dell'Abruzzo al Tavoliere delle Puglie. Altre dieci pale della stessa altezza dovrebbero sorgere nella vicina Pietrabbondante, insediamento sannitico famoso per il suo splendido teatro, di fronte al Monte Caraceno. Ma il caso di Saepinum Altilia e Pietrabbondante è solo la punta di un gigantesco progetto che dovrebbe interessare l'intero Molise: su 4.437 chilometri quadrati di territorio molisano sono state installate torri per 238 mw, ne sono state autorizzate per 450 mw e sono stati depositati ulteriori progetti ancora per 3.000 mw. Si va, insomma, verso 3.000 pale su tutta la piccola regione: «Una ogni chilometro quadrato di territorio molisano, un'assurdità, questa regione incontaminata e con appena 350.000 abitanti è sotto un attacco micidiale», protesta Oreste Rutigliano, consigliere nazionale di Italia Nostra. Gino Famiglietti, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Molise, è un funzionario ironico. Riesce a ridere pensando all'imminente sentenza del Tar del Molise, già fissata per il 21 luglio: «L'aspetto più divertente di questa storia è il ricorso al Tar da parte della società Essebiesse Power che dovrebbe costruire le sedici pale eoliche proprio sul crinale che domina le straordinarie rovine romane di Saepinum e il suo meraviglioso contesto sannitico. Mi accusano semplicemente di aver apposto il vincolo archeologico. Cioè il mio potere-dovere di fare tutela. Ma se non svolgo questo compito, che ci sto a fare?». Ma Famiglietti è anche un dirigente ministeriale assai ostinato. Fu lui, quando svolgeva lo stesso ruolo in Lombardia, a porre il vincolo di inedificabilità a Mantova, sulla riva del Lago Inferiore: addio a 200 villette e a un mega-albergo. Il braccio di ferro tra soprintendenza (sostenuta dall'avvocatura dello Stato, dal ministero dei Beni culturali, da Italia Nostra, Wwf, Cgil e Uil-Beni culturali, altre associazioni locali di tutela) e la società eolica dura da dicembre, cioè dall'arrivo di Famiglietti alla direzione regionale molisana. Una prima «inibizione ai lavori» decisa dal direttore regionale è stata sospesa dal Tar del Molise. Ad aprile il Consiglio di Stato ha confermato il tutto, rendendo prevalente la materia urbanistica (i lavori già avviati) sulla tutela: però ha richiesto una verifica generale sugli atti. Nel frattempo, proprio ad aprile, Famiglietti ha deciso un nuovo, vasto vincolo complessivo sull'intero territorio di quel crinale, richiamando altri precedenti vincoli e soprattutto puntando sull'esistenza di un piccolo tratturo sannitico con tanto di basolato romano già usato dalla società costruttrice come strada di lavoro e ricoperto di petriscolo. Ed è su questo atto che si pronuncerà il 21 luglio il Tar del Molise, dopo il ricorso della società. Per ora il cantiere è insomma fermo, se ne riparlerà dopo la sentenza. Ride ancora Famiglietti: «Nel ricorso si sostiene che i resti archeologici sanniti sarebbero poco rilevanti in quanto raramente più alti di due metri. Mi dispiace, qui non abbiamo un Colosseo né abbiamo avuto la possibilità di chiedere a Lucio Cornelio Silla di distruggere meno edifici sanniti quando conquistò la zona... Più seriamente direi che l'intero Molise ospita testimonianze sannite diffuse in un territorio incontaminato e ancora caratterizzato da una forte tradizione agricola e rurale. Un paesaggio culturale e agrario insieme, che va tutelato. E la tutela è un obbligo primario imposto dall'articolo 9 della Costituzione. Con quelle torri sparirebbe tutto per sempre». In quanto alle tremila torri e agli impianti di pannelli solari, Famiglietti? «Se dovessi, in via ipotetica, accettare tutte queste richieste, il Molise si trasformerebbe in un paesaggio marziano irriconoscibile tra torri e pannelli. Ma in Italia ci sono tanti capannoni industriali da sfruttare per questo scopo...». Conclude l'avvocato Urbano Barelli, giurista e vicepresidente di Italia Nostra: «Non c'è incompatibilità tra tutela del paesaggio e ricerca di fonti energetiche alternative a quelle fossili. Il problema è dove e come collocare questi impianti. Esistono pezzi importanti del nostro territorio che non presentano particolari elementi di pregio. Ma diverso è costruire quelle pale in aree culturalmente e paesaggisticamente pregiate. Distruggerle significa cancellare una parte della nostra stessa identità nazionale. E venir meno a un chiaro obbligo costituzionale, ribadito da tante sentenze della Corte che hanno sempre ripetuto come la tutela sia un principio primario e assoluto mai subordinabile ad altri interessi, che siano anche economici e produttivi». Adesso, tutti gli occhi sono puntati sul Tar. E sulla riunione del 21 luglio.
Le pale eoliche sugli scavi di Saepinum - Sono sedici, alte 130 metri. Il sovrintendente: E mi accusano pure di aver vincolato l'area
Vittorio Sgarbi, vicepresidente di Italia Nostra, ha espresso preoccupazioni riguardo alla costruzione di impianti eolici e pannelli solari in aree culturalmente e paesaggisticamente pregiate. Il caso specifico citato è quello di Saepinum Altilia, un sito archeologico nel Molise, dove sono previste 16 pale eoliche. Vittorio Sgarbi sostiene che la costruzione di questi impianti sarebbe un'assurdità, poiché il Molise è una regione incontaminata e con un paesaggio agricolo e culturale unico.
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