Sfratto in arrivo per le fondazioni della Palazzina Coppi Il Comune vende la sede. «Nessuno ci ha avvertiti» Ci sono 100 mila volumi da trasferire, archivi pieni zeppi di documenti unici a cui trovare un posto. E ancora non si sa quale sarà. La Fondazione Turati e l'associazione Sandro Pertini hanno saputo dai giornali che devono andarsene. La loro sede, la Palazzina Coppi, in via Buonarroti (zona piazza dei Ciompi)è tra i beni che il Comune vuole vendere. Anche se la collocazione delle fondazioni in quel luogo fu celebrata dall'allora presidente della Repubblica Ciampi. E anche se per allestire quegli spazi, con sistemi di archiviazione studiati su misura, è stato speso oltre mezzo milione di euro, con finanziamenti confermati da tre presidenti del Consiglio (Amato, Dini, Prodi). Le sale dell'archivio e (foto piccola) i professori Caretti eDegl'Innocenti Domani arriva in commissione urbanistica di Palazzo Vecchio la variante per cambiare destinazione d'uso, da sede museale a residenza (per aumentarne valore e quindi prezzo di vendita), ma ancora, dal Comune, nessuno ha detto ai responsabili dell'associazione e della fondazione che, da lì, se ne devono andare. «Gli unici di Palazzo Vecchio che abbiamo incontrato in questi anni, dopo l'ex sindaco Leonardo Domenici, sono stati due geometri venuti a misurare le stanze, qualche settimana fa», spiega il professor Maurizio Degl'Innocenti, presidente della fondazione Turati assieme a Stefano Caretti, presidente dell'associazione Pertini. Preoccupati entrambi. Per gli spazi. E non è un problema di prestigio della sede, in pieno centro, a due passi da piazza Santa Croce. «Gli archivi sono stati costruiti da architetti sfruttando tutti gli spazi a disposizione: in pratica, sono quasi inutilizzabili in un'altra sede», spiega Caretti. E quindi una operazione «benedetta» anche da Ciampi, quando gli archivi dell'ex presidente della Repubblica (ed ex presidente della fondazione Turati) Pertini arrivarono alla Palazzina Coppi, ha un buco nero nel futuro. Ogni anno, un centinaio di studiosi consultano gli archivi (dove ci sono anche, solo per fare qualche nome, i fondi Matteotti, Treves, Arfè, Lombardi), ci sono i documenti di Pertini durante la Resistenza, «alcuni documenti unici, disponibili solo presso di noi in tutta italia. Abbiamo pubblicato finora 150 libri», ricorda Degl'Innocenti. Portare tutto questo materiale in un altro luogo, allestendo di nuovo con altri mobili una futura sede, sarebbe «impossibile, dati i tagli alla cultura che toccano tutte le fondazioni, compresa la nostra». La «particolarità» della situazione per la Palazzina Coppi è stata sollevata, in commissione urbanistica, anche da Tea Albini e Stefania Collesei (Pd), senza però finora ricevere risposte esaurienti. «Non può capire con quanta meraviglia, stupore, rincrescimento sono venuto a sapere, senza preavviso alcuno, di questa scelta del Comune. Senza che sia arrivata nessuna indicazione del nostro futuro», si sfoga Degl'Innocenti. Ma se domani passerà il via libera alla «variantona», che comprende anche il cambio di destinazione d'usa della Palazzina Coppi, c'è il rischio che non si potrà più tornare indietro. Nella vicenda, c'è anche un «elemento di ironia», secondo Caretti e Degl'Innocenti: «Solo pochi giorni fa, ci è arrivata la richiesta dell'assessore Giuliano da Empoli di collaborare alle celebrazioni dell'Unità d'Italia, nell'ambito della convenzione che abbiamo con il Comune». Intanto, però, alla Palazzina si sono visti solo i geometri.