Mercoledì 6 ottobre 2004 sarà una data storica per il Museo Egizio di Torino. Quel giorno nascerà la Fondazione che avrà il compito di gestirlo e valorizzarlo. Ne faranno parte Stato, Regione, Provincia, Comune, Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt. Insieme daranno vita a una macchina organizzativa che non ha precedenti in Italia. Sarà un'esperienza destinata a «fare scuola» nel mondo dei beni culturali del paese. Offrirà al Museo risorse quante non ne ha mai avuto: 50 milioni di euro per raddoppiarlo nel sottosuolo e negli antistanti sotterranei della chiesa di San Filippo. Metà della cifra sarà stanziata dalla Compagnia di San Paolo, il rimanente verrà offerto dagli altri partner. Mentre a sostegno dell'attività il Ministero ai Beni Culturali, guidato da Giuliano Urbani, continuerà a garantire una somma pari a quella spesa nell'esercizio 2003. Gli altri soci aggiungeranno 3 milioni di euro «una tantum», al fine d'assicurare ogni fondo necessario al Museo per il prossimo quinquennio, con l'obiettivo d'attrarre mezzo milione di visitatori l'anno, contro gli oltre 300 mila attuali. Una volta che l'esercizio finanziario sarà a regime l'Egizio avrà un bilancio di spesa pari a 8 milioni e 770 mila euro l'anno. I costi saranno coperti con 3 milioni e 300 mila euro provenienti dalle attività, ai quali il Ministero aggiungerà 3 milioni e 370 euro, mentre gli altri soci erogheranno 2 milioni e 100 mila euro. L'operazione è già scattata. Con una semplice ed informale «e-mail» di posta elettronica il notaio Andrea Ganelli, dello «Studio Marocco Notai Associati» ha convocato i soci della costituenda Fondazione. L'incontro, già previsto per il 29 settembre, è stato rinviato al 6 ottobre. Il notaio Antonio Maria Marocco accoglierà il Ministro Urbani, il Presidente della Regione Enzo Ghigo, il Presidente della Provincia Antonino Saitta, il Sindaco Sergio Chiamparino, il Presidente della Compagnia di San Paolo Franzo Grande Stevens e il Presidente della Fondazione Crt Andrea Comba. Insieme firmeranno «l'atto costitutivo della Fondazione Museo delle antichità Egizie di Torino», incaricata d'«assicurare la gestione, la conservazione, la manutenzione, la valorizzazione, la promozione e l'adeguamento strutturale, funzionale ed espositivo del Museo». Il patrimonio della Fondazione sarà costituito dai «diritti d'uso» del Museo dichiarato di «valore inestimabile», più un fondo di 750 mila euro, ripartiti fra gli altri soci. Il governo dell'ente verrà affidato a un consiglio d'amministrazione. Secondo autorevoli indiscrezioni dovrebbe essere presieduto dal noto giornalista e scrittore Alain Elkann. Mentre nel consiglio dovrebbero sedere il nuovo Direttore regionale ai Beni culturali Mario Turetta che rappresenterà il Ministero, il giornalista e manager Alberto Nicolello designato dalla Regione, l'assessore civico alla Cultura Fiorenzo Alfieri e un eminente personaggio che verrà indicato dalla Provincia. Con loro vi saranno Piero Gastaldo e Carlo Callieri, su designazione della Compagnia di San Paolo e il presidente della Fondazione Crt Andrea Comba. Si parla anche di un possibile coinvolgimento dell'ex ministro e Sindaco Valerio Zanone. Entro un anno dalla costituzione della Fondazione il Ministero le consegnerà edifici e collezioni del Museo, mentre saranno definite da contratti di servizio le modalità che consentiranno d'assumere il personale del Museo che vorrà passare alle dipendenze della Fondazione. Nel frattempo, in base a uno studio di fattibilità commissionato dalla Compagnia di San Paolo, la Fondazione lancerà una gara per progettare la ristrutturazione e il nuovo allestimento del Museo. «Opere - spiegano ambienti vicini alla Fondazione - che saranno compiute entro il 2011 e che verranno condotte per lotti, per permettere al Museo di proseguire comunque le attività». Non verrà quindi mai chiuso? «La volontà dei soci è di garantire la visitabilità continua del Museo. Al massimo sarà chiuso due o tre mesi prima dell'inaugurazione, per i lavori di messa a punto». A gestire il Museo il Consiglio d'Amministrazione chiamerà un «Conservatore». «Verrà individuato - spiegano - fra professionalità di spicco, sollecitate a proporre il loro curriculum». Mentre l'attività di tutela sulle collezioni continuerà ad essere esercitata dal Ministero «tramite la Soprintendenza ai beni archeologici, dove verrà aggiunto un apposito ufficio di esperti».