Da Camogli a Paraggi le spine dellente Parco di Portofino alla vigilia delle nomine Al Cenobio dei Dogi un silos da 50 posti sotto il tennis, un centro congressi sopraelevato, e spariscono manufatti abusivi CAMOGLI - La collina di Paraggi, il Cenobio dei Dogi a Camogli e ancora labbazia della Cervara. Non bastassero le accese discussioni per questi tre progetti, riguardanti tutti costosi ed esclusivi parcheggi sotterranei nelle viscere del Monte più prezioso della Liguria, lestate del Tigullio sta per incendiarsi. A fine mese decade il Consiglio dellEnte Parco di Portofino e già sono iniziate le manovre per eleggere un nuovo presidente. Quello attuale, il geologo Francesco Olivari, per gli ambientalisti è stato troppo morbido specie di fronte alle richieste cementificatorie. E dallAssociazione Amici del Monte di Portofino parte la richiesta: «Un nome super partes, che non sia scelto dalla politica o dagli amministratori locali - dice Marco Delpino - . Un nome nazionale come potrebbero esserlo quelli di Piero Angela o Piero Ottone». Da qui al rinnovo delle cariche ci sarà tempo per discutere. Anche animatamente. Ad esempio del progetto presentato al Comune di Camogli dal Cenobio dei Dogi, uno degli hotel italiani più conosciuti nel mondo per qualità dei servizi e posizione. Da tempo il direttore Mauro Sirio ha avviato contatti con amministratori, cittadini e ambientalisti per discutere e concordare un progetto che prevede la realizzazione di circa 50-60 posti sotto lattuale campo da tennis, che a sua volta sparirebbe per far posto, con una sopraelevazione non meglio precisata, ad un nuovo centro congressi. «I nuovi volumi - spiega Mauro Sirio - verrebbero trasferiti da alcuni manufatti che si trovano nel nostro parco e sono in parte frutto di interventi sbagliati del passato, forse abusivi, e ci consentirebbero di separare la nostra attività congressuale da quella prettamente dedicata ai turisti. Comunque per ora preferiamo non parlarne per non alimentare polemiche. Quando sarà approvato, speriamo ad ottobre, lo presenteremo a tutti pubblicamente. Di sicuro avrà la massima compatibilità ambientale che è uno dei nostri valori aggiunti. Devo dire che dopo 15 anni di scontri, da ultimo con lEnte Parco di Portofino abbiamo trovato modo di collaborare». Il progetto del Cenobio, il cui parco è oggi intasato dalle auto dei clienti, allinterno dellarea più impegnata sul fronte ambientale - associazioni e comitati di cittadini - fa registrare diversi consensi ma anche posizioni critiche. Che riguardano lopportunità di autorizzare interventi simili allinterno del Parco, e ritengono che piuttosto che soddisfare le esigenze degli automobilisti, bisognerebbe puntare ad un turismo culturalmente delite, che alla macchina sappia rinunciare. In questi ultimi tempi le richieste trattate dallEnte per autosilos interrati sono state sei. Oltre al Cenobio, cè un analogo progetto sotto la Cervara, e poi altri quattro casi, dei quali quello diventato più celebre è a Paraggi. Dopo che, ai primi di giugno, Repubblica ne ha rivelato lesistenza, il cantiere per 19 box in una delle aree più pregiate del Monte è stato oggetto di polemiche, di uninchiesta giudiziaria (tra gli indagati per abusi edilizi lamministratore della società nonché ex sindaco di Santa Dante Perugi) e della sospensione dei lavori voluta dalla Regione e notificata con unordinanza del Comune di Santa Margherita. Ma tra pochi giorni scadono i termini e se limpresa avrà apportato le modifiche richieste (in particolare il ripristino di un muraglione abbattuto) il cantiere riaprirà visto che ha già le autorizzazioni dellEnte, del Comune e della Regione. La svolta potrebbe, però, arrivare dal ricorso al Tar che lassociazione Vas, Verdi Ambiente e Società, si appresta a presentare con lavvocato Daniele Granara. Per i Vas lautorizzazione regionale contrasterebbe con lo stesso Piano Paesistico che per quella zona prevede un rigido "regime normativo di Conservazione" che consente i soli interventi necessari «per assicurare lincolumità pubblica». E poi cè la relazione al Piano regolatore di Santa Margherita del geologo Giacomo Canepa scoperta dagli Amici del Monte che recita: «aree interdette per le oggettive condizioni di pericolosità determinate da precarie e ben definite caratteristiche geomorfologiche».