II recente dibattito, giornalistico e politico, sulla taranta, soprattutto per le modalità e l'articolazione della vicenda, suscita qualche riflessione sul problema, più complesso delle politiche culturali in Italia ed in particolare nella nostra regione. Anche in questa occasione si è riproposto nella sostanza uno schema operativo ricorrente in diversi settori dell'azione amministrativa italiana, dove la logica dell'evento prevale regolarmente su quella del sistema. Nel settore dei beni culturali il discutibile metodo è accentuato, con realizzazioni di vertice di valore assoluto contrapposte ad enormi carenze della pianificazione e della gestione corrente. Emblematica è ad esempio la situazione nel settore del restauro dove si realizzano non di rado operazioni di estrema raffinatezza, ineguagliate a livello mondiale, ineccepibili per il rigore scientifico e il supporto tecnologico, ma di contro si registra una carenza assoluta dei necessari interventi conservativi di routine, troppo spesso trascurati nelle programmazioni economiche. Semplificando e generalizzando dobbiamo chiederci se esista in Puglia una politica culturale (ma il caso pugliese è solo un campione del panorama nazionale) e se le linee generali siano state mai raccolte in un documento programmatico. Eliminando la parola politica, sarà più opportuno capire se esiste un'azione programmata sul complesso imponente del patrimonio culturale della regione; azione che dovrebbe risultare dall'attività, possibilmente sinergica, degli addetti ai lavori e delle amministrazioni: ministero dei Beni culturali, che opera attraverso le Direzioni generali e regionali e le Soprintendenze, con compiti soprattutto di conservazione, programmazione e coordinamento delle attività; Regione, Provincia e Comuni con compiti di programmazione generale ed economica, progettazione e realizzazione degli interventi, reperimento delle risorse necessarie; Università ed Enti di ricerca con finalità di ricerca, formazione degli addetti, valutazione e progettazione, in qualche caso realizzazione degli interventi. L'azione pubblica, secondo le recenti indicazioni ministeriali, dovrebbe essere integrata dalla partecipazione attiva dei privati, industria, banche, fondazioni, associazioni etc., con compiti di finanziamento (sic), e soprattutto di gestione e valorizzazione. Per realizzare un'azione corretta in ambito culturale sono indispensabili una conoscenza completa del patrimonio, un quadro economico chiaro e sostenibile, una progettazione e realizzazione degli interventi razionali, un controllo rigoroso della qualità degli interventi. Per progettare e realizzare interventi si devono stabilire le priorità, ma ciò è impossibile senza una buona conoscenza e senza strumenti agili di gestione. Nonostante i crescenti sforzi dei ricercatori e dei funzionali il livello della conoscenza è ancora insufficiente e coinvolge in prima persona le responsabilità dell'Università e del Cnr, penalizzati però dalla riduzione continua degli investimenti pubblici e dalla insistenza di investimenti privati. Il quadro economico, che necessiterebbe di dotazioni regolari su progetti a lungo termine, è al contrario affidato in prevalenza a finanziamenti speciali su temi singoli. Non sempre gli interventi sono supportati da necessarie ricerche ed analisi preventive e metodologie operative precise e talvolta la qualità e inferiore alle possibilità ne risente. La mia personale impressione di operatore sul campo nel settore è in breve che la situazione generale non sia per nulla soddisfacente. Si nota però un impegno crescente degli addetti ai lavori ed anche sempre maggiore attenzione di moltissimi amministratori, rivolta ad aspetti diversi del patrimonio culturale, che si traduce in interventi a volte di grande impegno e che, per mostrare ottimismo, ci fa comprendere che in qualche modo si sta percorrendo la strada giusta. Resta da vedere quale percentuale di patrimonio culturale esisterà ancora ed in quali condizioni quando si arriverà ad un coinvolgimento più consistenze di tutte le forze in campo. L'investimento di risorse nel patrimonio culturale produce innanzitutto un ritorno immediato e continuo in ambito sociale, con un innalzamento del livello di civiltà e conseguenti benefici in ogni settore della vita quotidiana e, secondariamente, a livello puramente economico. E' stato fin troppe volte ribadito che il più sicuro potenziale economico della nostra regione, come di buona parte del Paese, è costituito dal complesso dei beni culturali, integrati nel nostro caso in un ambiente rurale e marino particolarmente favorevole; pertanto è necessario in primo luogo operare sul paesaggio, mantenendo e valorizzando le caratteristiche peculiari che costituiscono elemento di attrazione di risorse, non solo turistiche. La vocazione naturale della penisola salentina non può certamente essere indirizzata verso il turismo estivo di massa ma piuttosto un turismo mirato, di qualità, attratto dal complesso paesaggio, monumenti, ambiente marino, prodotti naturali, costi ragionevoli che, se ben pianificato può svilupparsi di fatto per gran parte dell'anno. Per conservare il paesaggio non sono necessari grandi mezzi, ma pianificazione rigorosa e sistematica degli interventi, normativa parti-colareggiata, controlli rigorosi. Bisogna avere coscienza che quando si obliterano elementi del paesaggio rurale, si demoliscono recinzioni e muri a secco, si eliminano essenze tradizionali, si declassano centri storici di grande pregio con tipologie edilizie scadenti o deturpanti, si offendono fasce costiere eccezionali livello con urbanizzazioni estive progettate senza armonia o abusive, in breve si cancellano le caratteristiche ambientali che attraggono in varia forma risorse esterne, si abbattono progressivamente potenzialità economiche rilevanti ed inesauribili; il grande benessere che negli ultimi venti anni ha portato molti comuni della Toscana interna ai vertici nazionali del benessere, è dovuto principalmente alla conservazione del paesaggio, dei centri storici e della campagna "pubblicizzato" universalmente dalla grande pittura medievale e rinascimentale. Architetture e paesaggi pugliesi spesso non sono inferiori, ma altrettanto spesso si fa tutto il possibile per renderli invisibili. Individuati i problemi, è necessario proporre i provvedimenti che ridurrei in sintesi a due temi: innalzamento della qualità in tutti i settori e incremento sostanziale del dialogo, dello scambio dei dati e della collaborazione tra le strutture operative. Per quanto riguarda l'Università di Lecce la facoltà Beni culturali, l'unica in Italia meridionale, si è sforzata di coprire tutti gli ambiti del patrimonio culturale e da tempo, insieme alla Scuola di specializzazione in archeologia, sta indirizzando le ricerche sul territorio verso forme immediatamente applicabili, collaborando in convenzione con le Soprintendenze alle iniziative di molti comuni. Il corso di laurea interfacoltà in Tecnologie per i Beni culturali, forma i quadri per gli ambiti specifici anche grazie alla costituzione di un centro di datazione dell'Università dotato di strumentazioni di altissima qualità. Dal prossimo gennaio sarà attivato un master di secondo livello in Architettura e storia del paesaggio, in preparazione di un analogo corso di laurea specialistica, già approvato in sede ministeriale. In parallelo è stato attivato l'istituto studi beni archeologici e monumentali, diretto da Francesco d'Andria, unico in Italia con azioni di ricerca in tutti i settori dei beni culturali. Le competenze disponibili sono a disposizione delle Amministrazioni in tutti i settori operativi e si auspica un coinvolgimento più regolare per contribuire al miglioramento della qualità di tutto il comparto culturale della regione, soprattutto mettendo a frutto il contributo di energia e freschezza dei moltissimi specialisti formati nella nostra Università che dovrebbero in primo luogo operare e costruire nel nostro territorio.
Nuovo Quotidiano Lecce
7 Settembre 2004
Patrimonio culturale come risorsa
MA
Marcello Guaitoli
Nuovo Quotidiano Lecce
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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