Cittadini in rivolta a Riparbella per l'improvviso ampliamento dell'area di scavo di una cava di ghiaia, in località Rialdo, visibile dalla strada 68, nei pressi della Melatina. Le proteste sono pesanti e su più fronti: da quella politica, al danno paesaggistico, a quello economico, sia per la svalutazione degli edifici, sia per la coltivazione di prodotti. Dato che un altro problema sollevato, per nulla secondario, riguarda la presenza di amianto nel materiale escavato, (si veda a lato). La questione ha anche sollevato una interpellanza da parte della lista civica "Insieme per cambiare", guidata dal consigliere Emilio Mancini. La bagarre comincia pochi giorni fa, quando, i residenti della zona, cominciano a notare un massiccio disboscamento di una collina ben visibile dalle loro abitazioni. «Ci siamo subito insospettiti - dice il signor Fulvio Serretti, residente nella zona». A quanto pare, infatti non si trattava di disboscamento. «Ci siamo informati - afferma Alessandro Lucibello, della lista civica - e ci hanno confermato che si trattava di eradicamento». Vale a dire che gli alberi sono stati tolti completamente, fin dalle radici. «A quel punto - prosegue Lucibello - è parso chiaro che l'intervento riguardava un ampliamento della vicina cava». Ipotesi presto confermata da varie fonti. «Abbiamo appreso - spiega Lucibello - che si tratta di un intervento per consentire la messa in sicurezza della cava che si trova sul versante opposto della collina. Ma il timore è che si proceda a veri e propri scavi di materiale. Timori che la replica del sindaco Ghero Fontanelli non elimina. Almeno non del tutto. «Le escavazioni - afferma il sindaco - seguiranno le richieste del mercato, e certamente avranno una durata non inferiore ai 5-10 anni. Per chi vuole conoscere le zone interessate il progetto è a disposizione. Comunque - aggiunge - è prevista la ripiantumazione della vegetazione a lavori terminati». Ma il malcontento è forte. «Molte persone - dice un altro residente - hanno investito in questa zona costruendo o acquistando ville per ritagliarsi un angolo di tranquillità. Tranquillità che rischia di essere interrotta dalle polveri e rumori. Senza contare il deturpamento del paesaggio e rischi per le fibre d'amianto che pare siano presenti nella cava». Per molti, poi, è stato un fulmine a ciel sereno. «È una grave intemperanza da parte dall'amministrazione - dice Lucibello - che aveva il dovere almeno di informare la popolazione». «Siamo storditi e schifati; aggiunge Ferretti». Ma il sindaco respinge le accuse: «È stato seguito il regolare iter della pubblicazione dell'intervento, con relativi tempi di replica; solo che risalgono al 2006, quando fu rilasciata l'autorizzazione».