Nasce la Grande Brera, muore un sogno. Quello settecentesco dell'Accademia dei saperi. Un sogno che veniva da lontano, dal Rinascimento e oltre, dalle Wunderkammern, dalle «macchine» barocche. Quella grande utopia neoclassica che Milano, unica in Europa, riuscì a realizzare nel complesso progettato dal Piermarini. Un sogno che pure è sopravvissuto all'incalzare del moderno e del postmoderno, ed è ora destinato a spegnersi all'alba del terzo millennio. Tutti ne guadagneranno, questo è chiaro. L'Accademia, soffocata in spazi da decenni divenuti angusti, e la Pinacoteca, che finalmente troverà la valvola di sfogo per le grandi esposizioni e i suoi tesori nascosti. Ma l'utopia di un'alleanza dei saperi capace di riunire in un unico luogo arti e scienze, con la Biblioteca, l'Osservatorio astronomico, la Pinacoteca e l'Accademia accanto all'Orto botanico, si arrende alla «naturale»frammentazione dei saperi e delle competenze. Ma questo lo sapevamo già.