Tre ministri firmeranno il protocollo d'intesa. Il grande giorno è fissato: lunedì, 19 luglio 2010, la Pinacoteca e l'Accademia di Brera firmeranno la separazione consensuale. E non proprio definitiva, visto che la scuola manterrà un nucleo di duemila metri quadrati e un indirizzo nel palazzo dove il museo si allargherà fino a diventare la «Grande Brera». Cioè quel progetto del quale, a Milano, si sente parlare da quasi 35 anni. L'appuntamento è alle 16 a Palazzo Marino, con tre ministri: Sandro Bondi (Cultura), Mariastella Gelmini (Istruzione) e Ignazio La Russa (Difesa). Saranno loro a firmare, insieme al commissario straordinario per la Grande Brera Mario Resca e al sindaco Letizia Moratti, il protocollo d'intesa che dà il via al trasferimento dell'Accademia di belle arti in via Mascheroni per liberare spazi alla nuova Pinacoteca. I tre ministri per la prima volta allo stesso tavolo con oggetto Brera. Non è l'ennesimo incontro, di quelli che negli ultimi due anni hanno segnato un percorso accidentato dal braccio di ferro tra fautori e avversari del trasloco, che ha spaccato in due l'Accademia (pro il presidente Gabriele Mazzotta, contro, fino a poco pi d'un mese fa, il direttore Gastone Mariani insieme agli studenti) e l'intellighenzia cittadina (di qua Italia Nostra, di là Dario Fo). Non è neppure un protocollo d'intenti, come quello firmato nel novembre 2008 dagli stessi tre ministri, che individuarono l'ex caserma di via Mascheroni come nuova sede per l'Accademia. Il titolo, «Per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale della città di Milano», è generico quanto decisivo il contenuto, che definirà i dettagli della cessione degli spazi, dall'Accademia alla Pinacoteca e dall'Esercito all'Accademia. Una partita di giro tra tre Ministeri, favorita dal federalismo demaniale. Nel mezzo sono passati un anno e otto mesi, imprecisate polemiche, l'entrata in scena di un commissario straordinario (Mario Resca, nominato da Bondi) e la triplicazione dei metri quadrati messi a disposizione dell'Accademia per realizzare «Brera 2»: da settemila a ventimila. Il campus si svilupperà su due lotti: l'intera caserma «Magenta» di via Mascheroni (l'ex Distretto militare, oggi sede del Centro documentale di Milano), e un pezzo della vicina caserma XXIV Maggio di via Vincenzo Monti, dove adesso è di stanza il III Reparto Infrastrutture dell'Esercito. Il vertice di lunedì potrebbe chiarire altre incognite: i tempi (i lavori dovrebbero partire nel 2011 per essere finiti nell'anno dell'Expo), e i soldi. Servono 30 milioni di euro per «Brera 2», e 54 milioni per la «Grande Brera» disegnata dall'architetto Mario Bellini, con l'espansione del museo e la copertura vetrata sul cortile del palazzo. Gli «Amici di Brera» hanno già fatto partire la raccolta fondi per la Pinacoteca. Gli studenti, attraverso il loro gruppo Facebook, sostengono che il campus sarà «tutto finanziato da privati». Il loro messaggio, più che di barricate, ha il sapore della resa: «Voglio ringraziare di cuore tutti quelli che potevano aiutarci e si sono girati dall'altra parte». Studieranno in un'ex caserma, gli aspiranti artisti di Brera. Del resto gli studenti dell'Accademia sono ormai 3.500. Quanti i militari rimasti in tutta Milano. E rientra in gioco il soffitto sul cortile Il tetto di vetro sul cortile è il colpo di scena che identifica a prima vista il progetto di Mario Bellini per la Grande Brera. Un «non progetto», come lo definiva il suo stesso autore nei molti mesi in cui gli è toccato presentarlo in giro senza aver potuto fare i rilievi in loco, nonostante avesse firmato, ormai un anno fa, un contratto d'incarico per progettare la trasformazione della Pinacoteca in Grande Museo. Ora la visione di Bellini è attesa al banco di prova della realtà. Volta vetrata inclusa.