Ancora polemiche intorno ai reperti danneggiati. «La causa forse nell'imbottitura degli armadi» Il soprintendente Tinè ribatte a «Nature»: hanno scritto scemenze VERONA Un inquinamento nei fatti prima ancora che negli oggetti, e finché non sarà fatta chiarezza gli oggetti stiano in quarantena. Gli oggetti sono ancora le selci preistoriche conservate nel deposito dell'ex Arsenale diventate blu, i fatti partono dalla denuncia della conservatrice del Museo di Storia Naturale di Verona Laura Longo (sospesa dal servizio per motivi disciplinari) fino all'esplosione del caso a livello internazionale con la pubblicazione, il 12 luglio, di un servizio da parte della rivista scientifica Nature che accusa il Comune di cattiva gestione del materiale. Accuse a cui sindaco e assessore alla Cultura hanno replicato seccamente, ipotizzando la natura politica di questo attacco. Ma proprio nei fatti Vincenzo Tinè, Soprintendente ai Beni Archeologici del Veneto, vede una distorsione, e lo scrive a chiare lettere indirizzando a Nature la lunga lista di precisazioni a rettifica «delle molte scemenze - come commenta al telefono - che la rivista ha scritto, mettendo in bocca a me e a Gilberto Artioli (che ha condotto con l'Università di Padova una parte delle analisi sulle selci, ndr) una serie di inesattezze, come se fossimo in contrapposizione anziché partner». Tiné, firmando la rettifica insieme ad Artioli, con il quale precisa di non avere nessuna differenza di vedute, scrive che «questa vicenda, e il fatto che finora non ci siano stati problemi in merito alla conservazione del patrimonio culturale, dovrebbe aumentare l'interesse della comunità scientifica internazionale, piuttosto che battaglie locali personali o politiche ». Concordi i due firmatari sul fatto che «il viraggio sia il risultato di una sorprendente reazione occorsa sulla superficie delle selci» e che le analisi indicano «che la fonte o il veicolo è stato identificato nella presenza di idrocarburi». Tra le «scemenze» l'aver fatto salire al 30 per cento il numero delle selci contaminate, mentre nella replica si legge, che «è impossibile al momento stabilire esattamente il numero perché è stata vietata la permanenza delle persone nei depositi » ma che «a una sommaria stima la percentuale sarebbe piuttosto bassa, intorno al 2-3 per cento, ciò significa qualche centinaio di selci su decine di migliaia». Insomma il caso va gestito in maniera scientifica e seria, e l'unica possibilità per fare questo «è tenere le selci in quarantena - come ci spiega Tinè - finché le analisi, complesse e articolate, effettuate anche ieri nell'ambiente da parte dello Spisal non saranno completate, cosa che dovrebbe avvenire entro la fine del mese. Rischioso spostare le selci o sostare nell'ambiente finché non si chiarisce la causa del viraggio: si potrebbe diffondere ulteriormente l'eventuale inquinamento». La causa, secondo Tiné, potrebbe partire prima che dall'ambiente forse «dai tappetini in gomma» che sono stati usati per foderare i cassetti del classificatore dove le selci sono state riposte. «Ma l'unica possibilità - conclude - è attendere con pazienza i risultati». Camilla Bertoni
VERONA - Le selci blu messe in quarantena Ora stop agli attacchi politici
Il Comune di Verona è stato accusato di cattiva gestione del materiale archeologico dopo la pubblicazione di un servizio da parte della rivista scientifica Nature. La denuncia è stata fatta dalla conservatrice del Museo di Storia Naturale di Verona, Laura Longo, che ha sospetto il Comune di aver danneggiato le selci preistoriche conservate nel deposito dell'ex Arsenale. Il Soprintendente ai Beni Archeologici del Veneto, Vincenzo Tinè, ha risposto a Nature, affermando che le accuse sono "scemenze" e che il Comune ha fatto tutto il possibile per la conservazione del patrimonio culturale.
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