Accanto a quel "parterre" fiorito, ho visto il meglio della felicità popolare perché le foto dopo il matrimonio, avevano come tappa obbligata quel pezzetto di giardino che, fra laltro, immortalava la data del giorno più bello della vita Le spose con i veli svolazzanti venivano ritratte sullerba Accanto a quel "parterre" fiorito, ho visto il meglio della felicità popolare perché le foto dopo il matrimonio, avevano come tappa obbligata quel pezzetto di giardino che, fra laltro, immortalava la data del giorno più bello della vita. Le spose con i veli svolazzanti, venivano ritratte aggrappate ai loro uomini o stese sullerba con aria languida o accovacciate stringendo i pantaloni bleu cangianti (con farfallina bordata dargento) dei loro mariti, con aria fiera per leterna (si spera) conquista. Guardavano il carosello di fotografi che gli ruotava intorno e che li chiamava a sorrisi e mossette assolutamente inconsuete: ho visto alcune di queste foto, scattate attraverso il buco di un tovagliolo multicolore, che lasciava un alone di mistero. Intanto facevano da vallette, donne con abiti mai visti lunghi viola o arancione, scollacciati e trasparenti da mozzare il fiato. Fili doro ovunque e ametiste e lapislazzuli cuciti sui grandi seni. Perduto (per sempre) quel luogo, le coppie sono costrette ad emigrare a Posillipo, Mergellina o piazza Vittoria; senza quel calendario è venuto a mancare un soggetto insostituibile, con surrogati mai allaltezza. Nel 1993 un facoltoso imprenditore napoletano, quelli della vecchia guardia, ricchi ma restii ad ogni esibizione, mi chiese di occuparmi di una sua idea covata negli anni: progettare unautorimessa al di sotto di quella collina tra il fossato del Maschio Angioino e piazza Municipio, con accesso da via Acton. Lidea mi parve praticabile e così intrapresi alcune indagini preliminari. Prima fra tutte le rappresentazioni di quel largo turrito, con gli edifici affastellati luno allaltro fino a catturare le mura del Mastio Aragonese. Mi sorse qualche dubbio però su quel lieve declivio, così ben sagomato a collinetta, ma lincarico era così prestigioso che mi spinse a continuare le ricerche. Risalendo dal Duca di Noia al Giambarba ed altri geografi, quella zona risultava sempre composta da edifici stratificati in ogni epoca e con una loro buona dose di qualità storica ed architettonica. Mi rivolsi infine al neo assessore allUrbanistica di quegli anni, il quale mi tolse ogni speranza, chiarendomi che non si sarebbero realizzati mai più parcheggi allinterno della cinta urbana, proiettando al contrario con piani futuribili, la sosta dei veicoli in silos dinterscambio, alla periferia della città. Mi parve una giustificazione talmente calzante che mi decisi (a malincuore) a rinunciare a quellincarico. Qualche anno dopo, le nuove linee della Metro, concentrarono i loro programmi proprio su piazza Municipio, progettando un nodo ferroviario come convergenza di più linee. Lincarico fu affidato ad un bravo architetto portoghese, il quale realizzò da par suo una ipotesi progettuale molto suggestiva. E si cominciò a scavare. Sorpresa. Nel sottosuolo di quellarea riapparvero a strati successivi tutte le fondazioni, le sottofondazioni fino agli arenili con tre navi, più frammenti romani e forse greci. Lallarme era stato già dato tempo prima da uno studioso del nostro territorio, il professor Loris Rossi, ma, come sempre (o quasi) accade, fu inascoltato. Tra varianti, rilievi ed adeguamenti progettuali, anche il bravo architetto Siza è ormai sullorlo di una crisi di nervi: un anno fa ad Oporto, confessò ad un gruppo di miei studenti, di non poterne più di Napoli e soprattutto della sua improvvisazione. Un risultato però Napoli lo ha ottenuto, con un numero largamente inferiore di vittime rispetto a New York: per ottenere il nostro Ground Zero ci abbiamo messo di più di un attimo, ma vuoi mettere? il nostro sottosuolo offre un intero parterre archeologico che nel 2000 e ..., sostituirà (per interesse) la stessa Ercolano. Come si dice, noi cadiamo comunque in piedi. Nei racconti su Napoli, qualche acuto viaggiatore del terzo millennio, annoterà dellesistenza un tempo in quel sito, di un calendario astronomico, con suggestive presenze iconografiche ed escatologiche, intorno al quale vestali con abiti bianco e rosa svolazzanti, sacrificavano uomini vestiti di nero, obbligatoriamente con cravatta a farfalla.
la Repubblica
17 Luglio 2010
NAPOLI - il cavallo di bronzo di piazza Municipio
NI
Nicola Pagliara
la Repubblica
Il testo descrive un'esperienza personale dell'autore, che ha lavorato come fotografo a Napoli, in particolare in un "parterre" fiorito vicino a una chiesa, dove le spose si ritraggevano dopo il matrimonio. L'autore descrive le foto che scattava e le donne con i loro mariti, con i loro veli svolazzanti e i pantaloni colorati. Tuttavia, l'autore si sente costretto a rinunciare a un incarico di progettazione di un'autorimessa a causa della presenza di edifici storici nella zona.
Artista / Persona
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