APpartengono alla Puglia più antica oltre un centinaio dei preziosi 337 reperti archeologici recuperati dai Carabinieri del reparto operativo Tutela patrimonio culturale di Roma in un magazzino svizzero di proprietà di un mercante darte giapponese. Fra i pezzi esposti da ieri nellarena del Colosseo, vasi di provenienza canosina alti fino a 50 centimetri, una statuetta con figura a cavallo della stessa area, ma anche magnifici crateri a volute apuli e attici, probabilmente originari di Egnazia, che presto ritorneranno a casa. Appartiene alla Puglia più antica una buona parte dei preziosi reperti archeologici recuperati dai Carabinieri del reparto operativo Tutela patrimonio culturale di Roma in un magazzino svizzero di proprietà di un mercante darte giapponese. 337 pezzi di inestimabile valore storico, da ieri esposti nellarena del Colosseo, fra i quali pregiatissimi manufatti di epoca compresa fra lVIII secolo avanti Cristo e il IV secolo dopo Cristo. Secondo stime degli stessi ufficiali che hanno condotto loperazione battezzata "Andromeda", a richiamare simbolicamente la figura mitologica della bellezza, oltraggiata e messa in pericolo, ma salvata da unazione eroica, almeno un terzo dei reperti ritrovati - quindi oltre un centinaio - proviene dalla Puglia. Ci sono vasi di provenienza canosina alti fino a 50 centimetri, una statuetta con figura a cavallo della stessa area, ma anche magnifici crateri a volute apuli e attici, probabilmente originari di Egnazia. I reperti, scavati illegalmente a cavallo degli anni 80 e 90, erano stati acquistati dal mercante giapponese che li teneva nel porto franco di Ginevra, in attesa di dirottarli sui mercati di alcuni musei orientali. Loperazione, portata a termine con la collaborazione delle autorità elvetiche, ha consentito ai carabinieri guidati dal generale Giovanni Nistri di individuare il magazzino nel quale era custodita una raccolta di circa 20mila beni darte provenienti da ogni parte del mondo. I reperti di provenienza italiana accertata sono, appunto, 337 per un valore patrimoniale stimato intorno ai quindici milioni di euro; oltre alla Puglia, Lazio e Sardegna le regioni di origine. Lunedì tutti i reperti saranno consegnati alla Soprintendenza archeologica di Roma per la loro ricontestualizzazione, poi saranno affidati alle Direzioni per i Beni culturali delle regioni interessate. Impossibile al momento prevedere una data per il rientro dei reperti pugliesi, ma limportante è che il prezioso patrimonio sia stato recuperato. Oltre ai nostri tesori archeologici, i carabinieri hanno ritrovato, fra laltro, piccoli bellissimi guerrieri nuragici in bronzo, tanto richiesti sul mercato clandestino da raggiungere il prezzo di 10mila euro al centimetro, due Veneri in marmo, dieci affreschi staccati e barbaramente sezionati dalle ville gentilizie di Pompei, una navicella e tanti oggetti in bronzo. Alla presentazione dello straordinario recupero, ieri a Roma, sono intervenuti il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, il comandante dei carabinieri del Tpc, generale Giovanni Nistri con il capitano Massimiliano Quagliarella, il Soprintendente archeologo, Giuseppe Proietti.