Anche in regione e a Bologna aumenta la disoccupazione in percentuali mai registrate (raggiungendo circa il 7), nel settore industriale 646 aziende hanno fatto ricorso alla cassa integrazione per 23.600 lavoratori, nel 2008 erano 59 e riguardavano 2.600 dipendenti (dati Fiom 2009). Nel pubblico non va meglio. Sono colpiti i lavoratori precari, in primo luogo negli enti locali. I tagli nella scuola e nel welfare fanno "scomparire" dal mercato del lavoro centinaia di insegnanti. Sotto i colpi della mannaia del governo entrano le fondazioni culturali e gli enti di ricerca, significa il rischio della chiusura o di ridimensionamenti drastici per istituzioni importanti: Teatro comunale, Duse, Sala Borsa. Come se ne esce? Protestando contro la finanziaria ed il decreto Bondi. Ma non basterà, questa crisi è tale da cambiare i rapporti pubblico-privato. E necessaria una trasformazione radicale delle politiche pubbliche fin qui perseguite, Bologna vive da tempo un immobilismo delle idee che è una delle concause principali della crisi e dello scontento, la città della "febbre del fare" di Mellara e Rossi, è diventata la città della rendita immobiliare e dellipertrofia commerciale, occorre cambiare priorità. La cultura è ricca di potenzialità inespresse, Bologna può ambire a diventare una capitale culturale europea.
BOLOGNA - Il cantiere delle idee. La cultura è una risorsa ma basta fondi a pioggia
Anche in regione e a Bologna aumenta la disoccupazione in percentuali mai registrate (raggiungendo circa il 7), nel settore industriale 646 aziende hanno fatto ricorso alla cassa integrazione per 23.600 lavoratori, nel 2008 erano 59 e riguardavano 2.600 dipendenti (dati Fiom 2009). Nel pubblico non va meglio. Sono colpiti i lavoratori precari, in primo luogo negli enti locali. I tagli nella scuola e nel welfare fanno "scomparire" dal mercato del lavoro centinaia di insegnanti. Sotto i colpi della mannaia del governo entrano le fondazioni culturali e gli enti di ricerca, significa il rischio della chiusura o di ridimensionamenti drastici per istituzioni importanti: Teatro comunale, Duse, Sala Borsa. Come se ne esce? Protestando contro la finanziaria ed il decreto Bondi. Ma non basterà, questa crisi è tale da cambiare i rapporti pubblico-privato. E necessaria una trasformazione radicale delle politiche pubbliche fin qui perseguite, Bologna vive da tempo un immobilismo delle idee che è una delle concause principali della crisi e dello scontento, la città della "febbre del fare" di Mellara e Rossi, è diventata la città della rendita immobiliare e dellipertrofia commerciale, occorre cambiare priorità. La cultura è ricca di potenzialità inespresse, Bologna può ambire a diventare una capitale culturale europea.
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